Report sul comitato di sezione aperto del'U.d.B. DS Balducci Isolotto
svoltosi il giorno Giovedì 26.10.06

 

Il segretario della sezione - autore del presente report - ha svolto una relazione sulla base di quanto discusso nella settimana precedente con i compagni della segreteria.
Presenti circa 30 compagni della sezione o ospiti interessati all'incontro.

In sintesi:
- il segretario ritiene opportuno ritirare le proprie dimissioni presentate nel precedente comitato in quanto pur mantenendo piena convinzione riguardo le proprie motivazioni risulta confermata l'ipotesi di una forte accelerazione del percorso congressuale nazionale che dovrebbe portare già dal prossimo febbraio a tenersi i congressi territoriali delle sezioni. Per questo ritiene più utile concentrare il dibattito sui temi politici all'ordine del giorno.
- Riguardo al dibattito in corso sul percorso verso il "Partito Democratico" la proposta discussa in segreteria (e da tutti pienamente codivisa) è quella di sviluppare una forte riflessione - in continuità con gli indirizzi tenuti in questi anni dalla sezione - sulle caratteristiche che, a nostro giudizio, dovrebbero connotare un partito di sinistra sia in relazione alle forme della rappresentanza e della partecipazione che in termini di valori e di identità. Opinione condivisa da tutti i compagni della segreteria è che, in questa fase, un atteggiamento predeterminato per il "no al Partito Democratico" così come per il "si al Partito Democratico" risulterebbe sterile e non costruttivo. L'apertura anticipata di un dibattito congressuale, in una fase in cui ancora la discussione su molti punti è aperta, rischierebbe di determinare nella sezione un confronto lacerante e privo di sbocchi. La proposta è invece quella di aprire una fase di elaborazione che porti in tempi rapidi all'estensione di un documento sulla base del quale confrontarsi con le altre istanze del partito e favorire l'avvio di un dibattito aperto che a tutt'oggi fatica a decollare.
La definizione di un partito di sinistra capace di interloquire con la società di oggi è tema che si ritiene riguardare i DS prima ancora del "costituendo" Partito Democratico e quindi essere non corretto sia un atteggiamento di difesa e di conservazione dell'esistente così come di liquidazione di un'esperienza di partecipazione radicata nel territorio - quella dei partiti - che ha avuto un ruolo determinante per l'affermarsi della democrazia.
L'idea quindi di partito in rete con la società ed i valori di:
- laicità (diritti delle coppie di fatto - sostegno alla scuola pubblica ed alla ricerca - procreazione assistita per fare alcuni esempi)
- attenzione ai problemi delle nuove generazioni (lotta al precariato, questioni previdenziali)
- pace (ruolo organismi internazionali)
- sostenibilità ambientale e relative politiche locali
- equità fiscale e lotta all'evasione fiscale
- tutela del lavoro e pari opportunità
sono possibili punti da inserire nel documento oltre alla definizione della collocazione internazionale nella famiglia socialista.

Sulla base della relazione si aprono gli interventi. (invito tutti a segnalarmi eventuali inesattezze derivanti dalla necessità di sintesi)

Berardino D. invita a sviluppare un dibattito sui valori visto che ad oggi sembra prevalere quello sulla fusione degli apparati.

Giampaolo T. propone di organizzare seminari di studio sulle tre relazioni presentate dai "saggi" ad Orvieto.

Antonio B. ritiene che un partito può funzionare solo se la sua base aquisisce la possibilità di interferire con le scelte della leadership e che solo in questo modo si può rilanciare la partecipazione. E' orientato a sostenere la nascita del PD in quanto ritiene che un dibattito che nasce dal basso, dal confronto delle varie culture possa favorire la ricerca di una sintesi possibile anche su temi controversi quali la laicità dello stato più di quanto ciò si sia verificato fra i vertici dei partiti esposti a condizionamenti esterni. Per questo propone di avviare incontri fra le diverse organizzazioni di base dei partiti coinvolti aperte alla partecipazione di cittadini e associazioni.

Rosanna M. (non iscritta ad alcun partito ma interessata al dibattito) ritiene che alla fine si farà un partito leggero perchè è cambiato il modo di fare la politica. Afferma di aver votato Ulivo e Prodi alle primarie con la precisa finalità di far cadere il governo Berlusconi e non perchè ciò dovesse portare alla nascita di un partito di connotazioni moderate. Ritiene anzi un pericolo la nascita di un partito con tali caratteristiche in quanto potrebbe determinare in prospettiva una aggregazione fra moderati provenienti dai due schieramenti e portare così ad un blocco per la democrazia con l'esaurirsi del bipolarismo così come sino ad oggi si è sviluppato. Vorrebbe che fossero chiaramente scritte regole democratiche che favoriscano invece l'alternarsi di uno schieramento moderato-democratico e di uno progressista.

Gianfranco R. Il PD è un falso problema perchè ciò che è determinante è la legge elettorale. Se maggioritaria allora il PD può portare alla vittoria. Se proprzionale è inutile. Non possiamo fare il PD solo per regolare i rapporti di potere interni alla Margherita. Vede meglio l'Ulivo come Federazione dei partiti e comunque alla fine si rimetterà alle decisioni congressuali. Nota come CdL abbia capacità di comunicazione. Cosa che invece non riesce all'Unione come emerge sulla Finanziaria, manovra che ritiene giusta e da sostenersi.

Roberto D. ritiene che siamo a un bivio: o fare il PD o rassegnarsi all'opposizione. Il 17% dei DS è un minimo storico e denota l'esaurirsi di questa esperienza. Prodi non riesce a fare ciò che è giusto perchè privo di una forza alle spalle e quindi prigioniero dei partiti. Se non si fa il PD alla fine tornerà al governo Berlusconi. Il PD invece può essere il giusto sostegno al nostro governo.

Pina B. pensa che si andrà ad un ritorno indietro rispetto al sistema dell'alternanza bipolare. Si formerà un grande partito di centro con a fianco una destra ed una sinistra che non potranno determinare una alternanza. Giustizia ed uguaglianza resteranno come valori nel nostro DNA ma sul resto si tenderà a glissare ciò che per altro già avviene rispetto all'attuazione di alcune parti del programma dell'Unione.

Eros C. Chi ha votato l'Ulivo alle primarie voleva un partito unico? Il PD nasce dalla fusione di vertici di partiti ed ha un indirizzo moderato estraneo alla nostra storia. Noi dobbiamo rispondere ai bisogni degli strati più deboli della popolazione. Propone un incontro con un tecnico della comunicazione per capire quali siano le aspettative reali.

Luca R. L'operazione per il PD è partita malissimo come somma di due debolezze, quella dei DS e quella della Margherita. Nasce su basi labili e prende una forma priva di contenuti. Per questo non ritiene vi siano le condizioni per lui per aderirvi. Può però essere elemento di chiarezza per favorire la formazione di una sinistra diversa. E' comunque disponibile ad elaborare un documento di intenti della sezione e ritiene inutili seminari sui documenti di Orvieto.

Sandro T. ritiene prioritario impedire che la sezione venga macinata in un dibattito precongressuale anticipato mentre invita a ritrovarsi su un documento comune per non sprecare le energie migliori della sezione in una anticipata sterile contrapposizione fra si e no. Chiede al segretario di rimanere in carica con pienezza di poteri e continuare a svolgere quel ruolo di equilibrio fra le varie componenti della sezione che in questi anni ha permesso ad essa di sviluppare una importante iniziativa politica. Ricorda a tutti che i DS hanno dovuto spesso tenere sotto traccia pezzi della propria identità per svolgere quel ruolo di collante della coalizione che è risultato decisivo per la vittoria dell'Unione. Il berlusconismo non è stato però sconfitto ed i necessari elementi dinamici per contrastarlo da sinistra non derivano oggi a suo giudizio da un partito unificato. Il processo costituente avrebbe senso fra un paio di anni come naturale sbocco di una consolidata coesione nell'azione di governo. Sottolinea infine la necessità di una forte campagna informativa sulla finanziaria in approvazione.

Piero N. Afferma che non vi è stato sufficiente coraggio nel sostegno ai Pacs alla procreazione assistita ed in generale ai temi della laicità che devono essere elemento qualificante di un azione di sinistra. Non vede per questo sufficiente cultura di governo. E' contrario ai seminari di studio sulle relazioni di Orvieto.

Gioia L. Afferma che l'Ulivo è una realtà ormai consolidata da molti anni e che ora è giunto il momento per la fondazione del PD. La maggior parte dei cittadini non parlano di politica ma chiedono un soggetto unitario in cui riconoscersi nel centrosinistra forte e capace di contrastare la destra.

Al termine degli interventi il segretario svolge una breve replica in cui rileva la ricchezza del dibattito e la rinnovata convinzione riguardo la necessità di indirizzare la sezione in un opera di sintesi sulla propria idea di sinistra riformista sia in termini di forma-partito che di valori. Idea che come emerso nel dibattito risulta largamente condivisa. Nota come, però, analisi simili fra loro ed anche molto critiche sulla situazione attuale del partito (quali ad esempio quelle di Roberto e Luca) possano portare a proposte e risoluzioni anche sostanzialmente opposte. Ribadisce quindi che una eventuale lacerazione pre-congressuale cui inevitabilmente si giungerebbe con un si o un no basati su una proposta politica per altro ancora largamente in fase di definizione, risulterebbe assai negativa e non ci permetterebbe di fare passi avanti. Non utile, a suo giudizio, alla maggioranza del partito che avrebbe tutto da guadagnare nel portare tutto il partito nel nuovo soggetto unitario orientandolo su contenuti a noi più vicini, e neppure alla sinistra del partito che rischierebbe a sua volta di dividersi se prevalesse un atteggiamento di autoemarginazione a priori e che al contrario potrebbe spendere con forza le proprie motivazioni in fase congressuale di fronte alla probabile scomposizione delle precedenti mozioni. Anche chi non intende oggi aderire al costituendo PD ha, ad avviso del segretario, il compito di offrire ad esso la propria idea di sinistra riformista auspicandone il successo in termini di consensi e di capacità di rappresentanza della società. Allo stesso modo chi ritiene il PD quale proprio naturale sbocco ha tutto l'interesse che alla propria sinistra prevalga - nell'ipotesi di una ricomposizione del quadro politico - una forte area di sinistra riformista radicale ma non massimalista. In questa direzione deve andare oggi il lavoro comune della sezione lasciando alla fase congressuale il naturale momento della scelta per ciascuno.
Prossimi passaggi l'elaborazione di un documento e la riconvocazione di un comitato di sezione cui seguiranno assemblee degli iscritti con diverse caratteristiche (con e senza rappresentanti delle varie opzioni, con esperti e politologi) sempre comunque pubbliche ed aperte alla partecipazione esterna di cittadini ed associazioni.

Il comitato di sezione approva e nomina un gruppo di quattro compagni per la formulazione del documento.

Sarebbero ben accette ulteriori integrazioni da parte di compagni presenti alla discussione sul presente report.

Leonardo Brunetti