COPPIE DI FATTO. INSENSATI VETI E RICATTI SUI TEMI ETICI NON PUO' DIRSI MODERNO UN PAESE CHE NON RICONOSCE I DIRITTI INDIVIDUALI
Assurda nell'Ulivo una componente teodem
di Vittoria Franco

La vicenda delle coppie di fatto, che ha investito il Parlamento nel pieno di una travagliata discussione sulla legge finanziaria, può essere un'ulteriore occasione per una riflessione comune su due piani: le regole all'interno dell'Ulivo e dell'Unione e le strategie di sviluppo civile e sociale del nostro paese. E' evidente che non si tratta di due piani separati. Paro da qualche considerazione sul secondo.
Uno dei pilastri strategici del programma dell'Unione, presente anche nelle linee generali di questa finanziaria, è la necessità di promuovere la modernizzazione del paese nell'equità, per costruire una migliore condizione di sviluppo e di consonanza con l'Europa. Non si è mai visto un paese capace di svilupparsi senza tenere il passo delle nuove domande civili, sociali, etiche. Nessun paese oggi può diventare più moderno e investire in innovazione se non riconosce i diritti individuali delle persone e si dà regole più avanzate per la ricerca scientifica e su tutte le questioni che attengono alla bioetica. Ormai una discussione pubblica si questa complessa materia è in corso da lungo tempo e si è creata una convinzione diffusa circa il fatto che la politica è chiamata inderogabilmente a dare risposte a problemi grandi, in larga misura inediti. Direi che uno dei più alti compiti della politica oggi è proprio questo. Ed è evidente che elaborare risposte implichi prendere atto che quei problemi esistono per la politica perchè esistono nella società e che non possono essere delegati esclusivamente alla libertà di coscienza dei singoli. La cosa più sbagliata è pensare di bloccare tutto ponendo veti e facendo ricatti; è successo troppe volte dall'inizio della legislatura in un preoccupante gioco al rialzo. Preoccupante, perchè è ormai chiaro che vi è dietro un disegno che si proietta sulla costruzione del Partito democratico: renderne la strada accidentata, attestandosi su posizioni regressive e distanti dai nuovi costumi sociali che investono massicciamente anche il mondo cattolico, come dimostrano tutti i dati statistici, che registrano favore sulle convivenze di fatto etero ed omosessuali, sul testamento biologico, sulla fecondazione assistita. Luigi Zanda richiamava alla memoria nei giorni scorsi una posizione di profonda comprensione cristiana del cardinale Piovanelli negli anni '90: "Se un comune decide di assegnare le case anche all'unione tra omosessuali, non ho difficoltà". Fa riflettere invece oggi il fatto che, nel momento in cui nella Chiesa si registrano apertura importanti su argomenti finora tabù, come l'uso del profilattico per prevenire la diffusione di malattie endemiche come l'Aids e il matrimonio dei sacerdoti, c'è chi all'interno dell'Ulivo dà vita a una corrente politica che si autodefinisce "teodem"; una vera e propria contraddizione in termini, dal momento che la democrazia trae la sua legittimità dalla sovranità del popolo e non da un'entità trascendente. Il sospetto è, come ha dichiarato severamente il cardinale Tettamanzi, che si voglia strumentalizzare la religione a fini politici, come è già accaduto coi teocon negli Usa, e costruire una corrente nel nome de un'identità che esclude le altre. Sono sempre più convinta invece che l'unica strada che può consentire di costruire un partito plurale sia la pratica quotidiana dell'autonomia della politica e della ricerca comune di soluzioni avanzate, nel rispetto di tutte le sensibilità, certo, ma con uno spirito di responsabilità egualmente condivisa, evitando quegli atteggiamenti da sindrome da sovrarappresentazione parlamentare, dannosi non solo per l'Ulivo e per l'Unione, ma anche per il governo.


Senatrice Vittoria Franco – Presidente Comm. Cultura del Senatohttp://www.vittoriafranco.it