Documento DS Quartiere 4 critico verso scarsa rappresentanza femminile nel governo Prodi e successivo dibattito sulla mailing list dsisolotto

 

- Al  Presidente del Consiglio On. Romano Prodi
- Al Segretario dei DS Piero Fassino
- Al Segretario dei DL Francesco Rutelli 

- Al Segretario del PRC Giordano
- Al Segretario dell’UDEUR Clemente Mastella
- Al Segretario dell’IdV Antonio Di  Pietro
- Al segretario del PDCI  Diliberto
- Al Segretario del RnP Boselli
- Al Coordinatore dei Verdi Pecoraro Scanio
- Al Segretario Regionale DS Marco Filippeschi
- Al Segretariodell’Unione Metropolitana dei DS Manuele Auzzi

Il governo Prodi ha iniziato ieri il suo percorso con la presentazione dei suoi ministri al capo dello Stato e al paese: è un momento che attendevamo da giorni, consapevoli della difficoltà dell’impresa, ma fiduciosi  che i partiti dell’Unione avrebbero offerto una grande prova di generosità mettendosi subito al lavoro per far uscire il nostro paese dalle rovine materiali e morali  degli anni appena trascorsi.
Siamo consapevoli del fatto che ogni partito della coalizione, in presenza di posizioni politiche talora  molto differenti, cerchi di essere rappresentato al meglio nel governo per mantenere la propria identità. Conveniamo anche che la legge elettorale con cui si è votato amplifica i difetti del proporzionale e rende difficili le mediazioni fra partiti.
Però questo governo ci sembra problematico per più di una ragione, ( per es. l’istituzione del Ministero della famiglia, quando i diritti invece sono dei singoli soggetti e non di un organismo astratto e per altro molto articolato); la ragione principale però, quella che salta agli occhi, è quella della irrisoria presenza delle donne. Solo 6 donne su 25 ministri, quando si era parlato di un terzo, e solo una con un ministero importante.
Le altre, almeno per il momento,  hanno ministeri senza soldi, “senza portafoglio”, come ritagliati apposta per una donna, come se le politiche fossero di sesso maschile, quelle significative, e femminile, quelle di scarso rilievo.
In questo paese ancora non si è attuato il dettato costituzionale, che non vi è discriminazione per sesso. La democrazia è incompiuta e impoverita se il genere femminile è  tenuto ai margini nei luoghi delle decisioni, e questo le donne lo dicono sempre più forte, si mobilitano, vogliono misurare i partiti su questo. Nelle elezioni appena trascorse le donne hanno avuto un grande peso per far vincere il centro sinistra. Lo stesso Prodi dopo l’entusiasmante prova delle primarie ringraziò  le donne toscane per l’impegno speso nel far confluire su di lui i voti femminili, ricordò di aver voluto nel ’96 il Ministero delle Pari Opportunità per attuare azioni positive di tipo antidiscriminatorio, e fece notare come invece il rapporto ONU del 2005 avesse indicato un arretramento dell’Italia riguardo la discriminazione di genere.
Come mai allora, se queste erano le premesse, questa scarsa presenza di donne nel governo? Noi abbiamo bene in mente nomi di donne con grandi competenze e di valore, che avrebbero ben figurato alla guida di  ministeri importanti, le conosciamo come le conoscete voi. Quelle donne sono state messe in disparte dalle logiche dei partiti, delle componenti, dalla logica di far prevalere gli uomini, perché le gerarchie del potere sono maschili.
Non potremo continuare ancora per molto su questa strada, già le proteste si sono fatte sentire, perdere la fiducia delle donne vuol dire perdere il paese.
Nei prossimi giorni una prova molto difficile ci aspetta, quella del referendum sulla Costituzione; perdere il referendum significa perdere tutto quello che abbiamo faticosamente raggiunto nelle ultime settimane, significa andare a casa.
Se le donne non ci aiuteranno perché la politica degli uomini le avrà per l’ennesima volta deluse sarà davvero una tragedia.



E qui inizia il dibattito... piuttosto acceso....

22/05/06
Care signore e signorine, donne e bambine fanciulle e giovani di tutte l’età, la vostra superiorità biologica e anche stata dimostrata dalla scienza, pertanto io sono con voi e condivido pienamente il vostro rammarico, ma con tutte le cose prioritarie e importanti che il governo si appresta ad affrontare, vi sembra il momento di divedere il popolo della sinistra tra maschi e femmine? Come mai in altri lavori la donna ha passato l’uomo di gran lunga come presenza, vedi giornalismo, insegnamento, sanità, studio universitario ecc. Non cominciate anche voi, ve ne prego, come il precedente presidente del consiglio con il vittimismo! Il quale all’inizio può dare anche i suoi frutti, facendosi passare per un povero miliardario perseguitato dai comunisti, ha vinto le elezioni, ma poi per nostra fortuna anche se di misura, sappiamo come è andata. Mi raccomando a voi, non vi impuntate sulla presenza della quantità, ma sulla qualità, allora anche se le poche donne che ci sono ai ministeri sapranno fare davvero bene e meglio degli uomini, statene pur certe che nessuno potrà impedirvi di arrivare alla famosa soglia di parità del 50%. Ci vuole ancora un po’ di tempo e molta pazienza…la virtù che senz’altro la donna ha in dote molto più dell’uomo. A.Andreucci


22/05/06
ma chi sei, buttiglione sotto pseudonimo? CON TUTTE LE COSE PRIORITARIE?  le donne della superiorità biologica se ne fregano. Vogliono solo un ministero con portafoglio. L' hai presente, il portafoglio? Non siamo una variante di lusso che viene dopo le priorità vere. E il popolo della sinistra è della sinistra perché capisce che se non si ricomincia dalle donne, dai bambini, dai cani e gatti, non si costruirà mai né pace né convivenza.
laura schiavoncini

23/05/06
SE ti può aiutare il mio pseudonimo non è buttiglione, ma Odisseo ovvero Ulisse e quando incontro le persone “ciclopi” come te alla domanda CHI SEI rispondo IO sono NESSUNO e gli regalo un mazzo di rose arancione! Mi dispiace, forse non sono riuscito a farmi comprendere da te, spero che TU sia una delle poche.
A.Andreucci


23/05/06
Io si ti ho compreso e sintetizzando: tempo al tempo e adesso lavoriamo!
Maria Alberta

25/05/06
Francamente anche io non ti ho compreso, così come Laura.
Non si può liquidare l’importante tema della valorizzazione delle donne nella vita politica e istituzionale, di cui il documento del Q4 ci richiama, con il concetto di  “vittimismo”. Non è un problema di quote (di cui continuo a essere contrario), ma è un problema di cultura politica che anche a sinistra non si vuole affrontare. Non è un problema di numeri o portafogli mancanti delle nuove ministre, sarebbe assolutamente riduttivo. Le donne continuano a dare un contributo importantissimo alla vita del nostro partito e alle battaglie della sinistra: sui temi della laicità e dei diritti (vedi referendum procreazione assistita) sono state sempre loro ad ammonirci, a spendersi, ad esporsi e ad avanzare proposte di segno progressista. Le pari opportunità non sono un’etichetta, sono due parole che ci richiamano a valori e contenuti forti sui quali la politica e la sinistra devono scommettere sul serio. Significa creare le condizioni perché tutti, a partire dai “soggetti deboli”, possano avere le stesse opportunità nella costruzione del proprio percorso di vita e del proprio futuro. Casa, famiglia (famiglie!), lavoro. Per semplificare al massimo, una donna che termina gli studi, entra nel mondo del lavoro dando il meglio di sé e poi è costretta ad uscirne per “badare ai figli e alla famiglia” ci richiama molto spesso ad un problema di pari opportunità mancate. La politica deve riflettere e su questo intervenire con tutta una serie di antidoti (=diritti) che permettano alla stessa di coniugare le proprie aspettative di vita e le responsabilità che si assume e condivide all’interno e per la comunità. Molto semplice (forse scontato) a dirsi, ma credo che anche sul concetto di fondo il nostro partito abbia la necessità di fare i conti.
Rifuggiamo da semplificazioni inutili della questione, ragioniamo sul da farsi e smettiamola – anche a sinistra – di arroccarci sulle solite cose: numeri, accuse reciproche su presunte superiorità biologiche, vittimismo, scontro di genere, l’avere “pazienza” o altro.
Saluti,
Gino
Ps _ Ma… la donna, la donna, la donna? O l’omo?????????
Ps 2 _ Forse il documento del Q4 era un po’ troppo “passionale”, ma credo che il concetto di fondo sia chiaro e condivisibile da tutti.


25/05/06
Riprendo dal tuo P.S. O l’omo???????

Non voglio essere compreso, ma semplicemente il mio è un altro punto di vista che desidero possa servire alla UNIONE dell’Italia e dell’Europa, alla divisione ci pensa l’ideologia opposta, ma proprio ieri sera ero al lavoro con un gruppo di studenti, studentesse, lavoratori, lavoratrici, casalinghe e casalinghi sulle “dinamiche dominanti” e gli stereotipi, con il “gioco delle differenze” , finanziato tra l’altro anche dalla Regione Toscana con contributi Europei, non vorrei annoiarvi troppo, ma è venuto fuori che non siamo completamente maschi o femmine, cioè nell’uomo c’è una componente inferiore di femmina, viceversa nella donna ed è questo a determinare diversità della “specie” . Credete davvero che si potrebbe intervenire con delle leggi speciali? Personalmente credo di no, ma nulla a voi vieta di proporle ai ministeri competenti. Con degli “antidoti” come se chi davvero vuol intraprendere una carriera come quella politica ed arrivare ad un ministero che sia senza o con portafoglio non si possa permettere una governante per i propri figli!  Le pari opportunità non sono un etichetta, ma nemmeno maschili o femminili, cercare la semplicità nelle cose non è inutile, le mie non sono accuse ma opinioni e devono servire al dialogo delle parti altrimenti credo che sia molto difficile ed impervia la strada verso il partito democratico in cui io credo, per il bene di tutti  e con PARI OPPORTUNITA’, senza protezione di caste di appartenenza.
Il calcio ci sia da esempio, le solite 3, 4 squadre vincono a turno in Italia in un “gioco protetto”, ma poi in Europa…!!!
Auguro comunque a tutte le donne di arrivare contemporaneamente, in un giorno non lontano, alla presidenza di tutte le camere, del consiglio e della repubblica sperando che si ricordino che il nemico da abbattere non è la “specie avversa”, ma il ”demone della vanità e del potere”,  la storia insegna che l’immunità non sia né maschio, né femmina.
Concludendo: SE E’ VERO CHE ACCANTO AD OGNI GRANDE UOMO C’E’ UNA GRANDE DONNA, politicamente e non solo, probabile che accanto ad una grande donna, se non riesce ad emergere non ci sia un altrettanto grande uomo e spero che questa volta non mi sia creato dei “nemici” tra i single, altrimenti, qual è la differenza tra destra e sinistra?  
1 abbraccio, anzi 2
A.Andreucci


26/05/06
E' nata  da molti anni in Europa e negli Stati Uniti il pensiero della "differenza di genere", che è stato elaborato da pensatrici e filosofe conosciute (cito solo Luce Irigaray) per affrontare e far capire le questioni legate appunto al "genere". Addirittura al Congresso dell'86 il PCI  aveva un articolo sulla differenza di genere, preparato da donne come Anna Maria Carloni, Maria Luisa Boccia (nipote di Ingrao), e altre. Ricordo la difficoltà di spiegare ai vecchi compagni in via Palazzo dei Diavoli che cosa era questa differenza, perchè loro ridacchiando erano convinti di conoscerla benissimo! 
Bisognava cioè abbandonare il vecchio emancipazionismo, per cui le donne cercavano di arrivare a ruoli normalmente riservati agli uomini mantenendo intatte tutte le incombenze del "lavoro di cura", (che non è solo la maternità, ma tutta la cura della casa, dei figli, degli anziani e dei malati)  guadagnandosi un doppio lavoro, come già il buon Engels aveva fatto notare. Bisognava sostituire a questo, ripeto, il pensiero della differenza di genere, per cui le donne non mortificano il loro essere femminile per essere più simili agli uomini nel lavoro e nel sociale, ma lo valorizzano, aiutate da un quadro di strumenti di sostegno che la società e le istituzioni devono approntare: strutture assistenziali come nidi, scuole materne, spazi diurni per anziani e/o disabili, luoghi per la formazione al  reimpiego dopo periodi di assenza per maternità ecc. Si preparò anche la "Legge sui Tempi"in vari Comuni, per rendere le città più vivibili e a misura di tutti, col tentativo di influire su trasporti, orari degli uffici, diversificazione di orari d'ingresso per chi portava i figli a scuola. Nacquero le Commissioni "Pari Opportunità" che dovevano promuovere azioni positive per migliorare lo spazio offerto alle donne nelle varie situazioni. 
Oggi la situazione si è evoluta in qualche modo, ma certi temi come i Tempi sono stati abbandonati per le difficoltà di attuarli. Va detto che le azioni positive all'estero sono molto più incisive che da noi, che non riusciamo nemmeno a sostenere le quote alle elezioni: in Germania per esempio a parità di punteggio in un ruolo dirigente tra una donna e un uomo si sceglie una donna. E' un criterio provvisorio che cadrà al raggiungimento di una effettiva parità di peso dei due generi, e criteri simili sono usati in gran parte dell'Europa in via temporanea per sostenere le donne.
In Italia queste azioni positive sono rese difficili da una mentalità retriva che la Chiesa contribuisce a mantenere col suo pensiero sostanzialmente misogino, e con l'aiuto di quanti pensano di affrontare tematiche delicate come queste con la battuta facile da bar. Care/i amiche/i e compagne/i, il mondo è duro e bisogna prepararsi bene per andare avanti. Con affetto Paola