Interventi sul voto del 9/10 Aprile
presenti su ds isolotto yahoo.group - la mailing list dei ds isolotto -
Quali valutazioni dare sui risultati elettorali? Quali le prospettive di riorganizzazione della sinistra ? inviateci anche le vostre opinioni...
Gli interventi compaiono in ordine inverso rispetto alla data di ricevimento...
3/05/06
Allegate a queste note si trovano (a seguire) alcune tabelle contenenti dati elettorali che, credo, possano essere utili come pro-memoria ma anche per alcune riflessioni.
Va chiarito subito che analizzare dati spesso non omogenei non è semplice.
La Camera ha una platea di elettori diversa dal Senato. Le amministrative e le politiche mostrano diverse forme di partecipazione al voto ed esiti comunque condizionati dalle realtà locali. Il sistema proporzionale ed il maggioritario inducono comportamenti di voto molto diversi. Le forze politiche si aggregano e si scompongono in forme diverse da una elezione all'altra. E si potrebbe continuare...
Credo tuttavia che fare uno sforzo di interpretazione possa essere utile.
Le tabelle che trovate in allegato sono due.
La prima si riferisce ad un confronto fra questa elezione ed altre che si sono svolte nel passato, con in aggiunta l'indicazione su come le attuali coalizioni si siano il 9 di aprile "spartite" i voti in più della Camera rispetto a quelli del Senato (l'elettorato giovanile, al netto però di altri eventuali spostamenti che probabilmente sono avvenuti - ad esempio elettori che hanno votato CDL al Senato e Unione alla Camera - ).
La seconda approfondisce questo passaggio da Senato a Camera nell'ambito del centrosinistra in relazione a: Ulivo, DS, Margherita, Rifondazione.
Queste due tabelle sono ripetute quattro volte per: Italia, Toscana, Firenze, Quartiere 4. Vi è infine una tabella sul voto DS in questi ultimi anni.
Dalla prima tabella possiamo trarre alcuni pro-memoria:
- L'elettorato italiano è saldamente diviso a metà non da oggi ma, in realtà, da quando è nata la legge maggioritaria. Le coalizioni sembrano sino ad oggi riuscire - a volte più a volte meno - a convincere il proprio elettorato ad andare alle urne e ridistribuirlo al proprio interno piuttosto che a determinarne reali spostamenti.
- Esiste semmai una quota di elettori non trascurabile numericamente e talora decisiva politicamente che vota nello stesso giorno ed in due diverse schede per due schieramenti diversi. (proporzionale camera e maggioritario camera nel 2001 - camera e senato nel 2006)
- Negli ultimi 10 anni ha sempre governato la minoranza. Nel 96' abbiamo vinto grazie al 44,9% nel maggioritario. Nel 2001 ha vinto Berlusconi con il 44,4% nel maggioritario. In entrambe le votazioni lo schieramento perdente era tale perchè diviso ma maggioritario in quanto a voti.
- Nel proporzionale lo schieramento di centrodestra è sempre stato sino a questo 9 aprile maggioritario. 52,7% nel 96. 49,4% nel 2001.
- Questo, in parte, spiega anche la risicata vittoria del 9 aprile. Per il centrosinistra, il proporzionale costituisce un handicap mentre il maggioritario è un valore aggiunto.
Dal 2001 il centrosinistra (nel suo complesso - ulivo + di pietro - e facendo il calcolo a partire dal maggioritario) ha guadagnato circa un milione di voti ma il centrodestra circa due milioni di voti. Un risultato simile, dopo 5 anni di malgoverno è impressionante. Probabilmente con il vecchio sistema elettorale sarebbe avvenuto esattamente il contrario e la vittoria sarebbe stata più netta.
Va anche detto che il centrosinistra ha raggiunto comunque la sua massima espansione elettorale. Mai aveva conseguito 19.000.000 di voti.
- Considerazione finale: il sistema elettorale è determinante per la vittoria in relazione alla capacità delle coalizioni di adattarsi ad esso. Nel proporzionale risulta evidente la necessità di conseguire una "alchimia politica" in cui si abbia il massimo della semplificazione da un punto di vista dell'offerta politica - 4/ 5 partiti massimo per ogni coalizione - con, però, una chiara differenziazione fra gli stessi. La CdL in tutto ciò si è molto meglio attrezzata.
L'ambiguità del centrosinistra. Un leader di coalizione che non è leader del pricipale partito, i due principali partiti che si presentano in modo diverso fra Camera (ulivo) e Senato (DS + Margherita), l'estrema frammentazione complessiva, in un sistema proporzionale con premio di maggioranza non sono le premesse per un buon esito elettorale.
Riflettere ora su tutto ciò, dopo che 25.000 voti in più ci consegnano la vittoria e quindi il governo del paese è per noi un obbligo. Una storica occasione che non avremmo avuto - e che non dobbiamo perdere - se quei 25.000 voti (0,06%) si fossero trovati, come poteva benissimo avvenire, dall'altra parte.
Per capire bene la differenza del voto. Pensate ad un paese di 2001 abitanti in cui il risultato finale sia: 1001 contro 1000...
Dalla seconda tabella nascono nuove riflessioni:
- dire che l'Ulivo è stato il motore della vittoria non è retorica ma semplice aritmetica.
L'Ulivo nel passaggio da Camera a Senato ha:
- conquistato una grande fetta di voto giovanile.
- assorbito circa il 20% del voto di rifondazione (1 elettore su 5)**
- conquistato una quota di elettori che lo hanno votato dopo aver votato CDL al Senato.
In quali proporzioni ciò sia avvenuto non è facile precisare ma i numeri parlano:
In Italia vi sono stati circa 4.100.000 voti in più alla camera rispetto al senato. (il voto giovanile)
L'Unione ne ha avuti + 2.300.000
La CDL + 1.800.000
l'Ulivo + 2.200.000 (rispetto alla somma del senato DS+Marg+Repub)
Rifondazione -300.000
Ora è ipotizzabile che l'Ulivo abbia drenato quasi 600.000 voti a rifondazione**...
Il 31% del voto giovanile (se ipotizziamo di riportare in quell'ambito il dato complessivo dell'Ulivo) darebbe circa 1.300.000 voti.
Avanzano ancora 300.000 voti corrispondenti ad una ulteriore quota di voto giovanile ed allo spostamento da CDL a Ulivo (da senato a camera).
Questo dato diviene sempre più marcato passando in Toscana e poi a Firenze e infine nel Quartiere 4. (vedi tabelle)
Questa è una parziale esposizione di dati. Naturalmente se ne potrebbero esaminare molti altri e qualcun altro sicuramente lo farà.
Ritengo che le considerazioni politiche vadano comunque oltre i dati numerici ma vorrei farle a parte e mi fermo qui.
Come si dice.... i fatti separati dalle opinioni.
Aspetto osservazioni...
un saluto a tutti leonardo
** il calcolo - non scientifico - è questo:
Rifondazione al senato ha avuto 2.500.000 voti (7,5%)
ipotizzando che abbia preso più o meno la stessa quota di voto giovanile (300.000 voti) si arriva a 2.800.000 voti.
Alla camera ne ha circa invece 2.200.000 cioè -600.000.
Le altre forze dell'Unione rimangono invece piuttosto stabili nel passaggio da senato a camera.
Carissimi compagni,
voglio anche io aggiungere due cose sul dopo-voto. Intanto credo che sia necessario quanto prima convocare un direttivo di circoscrizione per analizzare i risultati elettorali, peraltro molto positivi nel nostro Quartiere, quindi per iniziare una discussione sui temi che la cronaca politica di questi giorni ha portato alla ribalta.
Non ho votato Prodi e l’Ulivo per sciogliere i Ds, abbandonare la sinistra e costruire un partito democratico, dalle identità assai sfumate, che – a quanto sembra emergere dalle cronache dei giornali di questi giorni – appare come un artificioso processo di assemblamento dei gruppi dirigenti. Un film già visto, molto noioso per quanto mi riguarda. Altro che percorso dal basso. Fare subito i gruppi unici anziché concentrarsi sui contenuti politici del presunto nuovo soggetto (esempio, la collocazione internazionale del “PD” o i temi della laicità dello stato) non mi pare essere la testimonianza di un percorso partecipato, che mette in discussione i vecchi metodi della politica come invece è stato con la gioiosa irruzione delle primarie nel centrosinistra dell’eterno presente.
20 Aprile - Leonardo Brunetti
Il dibattito sul voto e sul dopo-voto mi ha fatto ripensare al dibattito che, all’inizio del 2005, si svolse nel corso dell’ultimo congresso dei DS.
Per il non secondario effetto di una diversa legge elettorale, l’intero centrosinistra si stava organizzando intorno all’Unione, sintesi delle varie culture della sinistra, che, con Prodi leader, si sarebbe presentata con il suo simbolo nei collegi uninominali, garantendo così quel progetto politico ed elettorale unitario che il nostro elettorato aveva premiato nel 96’ così come nel 2001, assegnando al centrosinistra il 4/5 % in più nel maggioritario rispetto al proporzionale.
L’Unione doveva dunque essere l’asse di questo progetto e la valorizzazione delle diverse forze politiche componenti ne poteva essere la conseguenza: ciò mi spinse a schierarmi contro l’ipotesi della Federazione Riformista allora al centro della mozione Fassino.
Non mi convincevano poi l’artificiosità politica dell’operazione, di fatto semplice assemblaggio delle due forze politiche principali DS e Margherita, artificiosità subito evidenziata dallo stop dato da Rutelli pochi mesi dopo, ed il percorso, anche se in un secondo tempo corretto, prefigurante la formazione di organismi unitari prima ancora della conclusione del nostro congresso.
Quanto è cambiato nel giro di un anno il panorama della politica italiana...
Il cambio della legge elettorale in senso proporzionale avvenuto non a caso nella stessa settimana in cui erano state organizzate le primarie dell’Unione con una tempistica perfettamente studiata e mirata a renderle di fatto “inutili” e mettere così in difficoltà la leadership di Romano Prodi; la spettacolare reazione popolare con la presenza di più di 4 milioni di elettori al voto; sono questi due eventi che hanno segnato un punto di svolta su cui ancor oggi ci troviamo a riflettere.
L’Ulivo riemerse allora per la necessità di riposizionare la leadership di Prodi ma ancor più per rilanciare un progetto unitario, che, tradotto in lista elettorale, si ponesse a parziale compensazione della perdita del simbolo dell’Unione, stavolta però, non tanto per un accordo fra vertici, ma anche e, sopratutto, per la spinta che con le primarie era giunta dal popolo dell’Unione e dell’Ulivo.
I risultati delle elezioni del 9/10 aprile hanno, con la forza dei numeri, dato una ulteriore indicazione in questa direzione: 31,3% (Ulivo, Camera) contro 28,2% (DS + Margherita, Senato).
La presentazione dell’Ulivo anche al Senato, adesso lo sappiamo, avrebbe permesso una vittoria assai più netta e definita. Oltre ogni previsione il voto giovanile ha premiato l’Ulivo a scapito anche di Rifondazione passata da un ottimo 7,4 al Senato ad un più ridotto 5,8 alla Camera (4 milioni di voti in più a disposizione da Senato a Camera che, però, per RC si traducono in 300.000 voti in meno). I Ds bloccati ad un non esaltante 17,5, così come la Margherita al 10,7: due partiti che danno la sensazione di avere un limite elettorale “congenito”.
Ed una prima domanda: torneremo al maggioritario? La risposta è no. La legge elettorale verrà cambiata ma difficilmente vi sarà il ritorno dal proporzionale. La necessità di rafforzare l’Ulivo è allora, anche solo per questo, un dato da cui non si può prescindere.
Ma non è solo questo a far riflettere.
Assai preoccupante risulta infatti il distacco che da tempo si è creato fra cittadini e politica così come è stata intesa a partire dal dopoguerra ad oggi e l’affermarsi a destra di un populismo mediatico il cui contagio a sinistra ha già in parte prodotto ed ancor più potrebbe produrre effetti devastanti sulle forze democratiche. I partiti della sinistra hanno dimostrato in questi anni tutta la loro difficoltà nell’individuare un processo di rinnovamento, essenziale per la loro stessa sopravvivenza.
Difficoltà che si misura ogni giorno nella perdita di presenza sul territorio, nella capacità di interpretare la società che li circonda e che porta a logiche autoreferenziali oltre che a ritenere il governo locale piuttosto che il pensiero globale quale propria principale “ragione sociale” in un epoca in cui questi due aspetti della politica non sono in alcun modo separabili.
Una seconda domanda che sorge spontanea è allora: quali spazi si possono individuare per quei 4 milioni che hanno partecipato alle primarie così come per qualsiasi cittadino voglia anche saltuariamente esprimere e far pesare la propria opinione in una società stretta fra politica mediatica unidirezionale da una parte e difficoltà di ascolto ed interlocuzione dall’altra?
Una risposta non è facile da dare.
Riportare giovani, donne ed in generale una società sempre più frammentata nelle sue componenti sociali e lavorative a vedere la politica come qualcosa che riguarda tutti ed in cui tutti possano in qualche modo incidere deve essere la nostra priorità.
Le primarie hanno dimostrato che ciò è possibile ma non possono certo essere l’unica risposta.
Il processo che probabilmente ci porterà ad una riorganizzazione della politica a sinistra con la formazione de L’Ulivo (Partito Democratico o quel che sarà...) quale realtà politica strutturata ed il contestuale formarsi di una aggregazione della sinistra unita potrebbe essere l’occasione per avviare un serio dibattito su questo processo di riforma della politica.
Certo se questo processo sarà caratterizzato dall’assemblaggio dei gruppi dirigenti delle forze politiche costituenti e dalla semplice unificazione dei livelli amministrativi allora potremo parlare dell’ennesima e forse definitiva occasione perduta. Se al contrario riusciremo a coinvolgere in questo processo quei settori della società che guardano all’Ulivo come ad una grande forza riformista ma anche radicale nell’affermazione di un modello di società e di una proposta culturale che veda la solidarietà, la pace, i diritti e le pari opportunità per ciascuno come temi centrali allora potremo parlare di una opportunità su cui può davvero valere la pena di impegnarsi.
Oltre al tema dellla partecipazione quello dei contenuti è dunque l’altro punto nodale. L’Ulivo in forma un po’ embrionale ha sinora rappresentato agli occhi di un terzo degli italiani che lo hanno votato, un soggetto capace di rapresentare una sintesi alta di quei valori che in Italia si sono espressi nelle migliori tradizioni socialista e cattolico-sociale: espressione certo, rispetto al resto d’Europa, dell’anomalia politica italiana.
Sviluppare questa sintesi attraverso il coinvolgimento di ampi strati della società italiana potrebbe essere allora l’obbiettivo per questi anni che vengono nel contemporaneo sostegno alla non facile opera che il governo Prodi si accinge a portare avanti.
Se al contrario i contenuti dell’Ulivo divenissero frutto di una sorta di bassa mediazione in cui si escludono semplicemente i progetti degli uni che non fossero condivisi dagli altri allora il risultato sarebbe quel partito neo-moderato che tanti fra noi paventano e individuano quale pericolo per la sopravvivenza stessa della sinistra. Il rischio c’è concreto e reale.
L’esito dipenderà da tutti noi. Il ruolo che il radicamento nel territorio avrà l’Ulivo risulterà determinante così come la capacità di condivisione per questo progetto rispetto al quale ognuno di noi, nei tempi e nei modi dovuti, dovrà misurarsi e verificare se possa davvero essere una opportunità per il rinnovamento della sinistra.
19 Aprile - Laura Schiavoncini
Gianfranco e Eros Cruccolini hanno ragione. Ma ho paura che l'avessero solo fino al giorno prima delle elezioni. Perché il loro discorso (che è anche il mio, poi) funzionasse, la nostra maggioranza doveva essere robusta e indiscussa, il consenso elettorale spinto e sicuro. E' difficile andare a sinistra senza una società che indica la sinistra come soluzione autentica. Questo segnale non c'è. La scelta del partito democratico era fino a ieri solo una scelta che blandiva la vocazione moderata dell' opinione pubblica, e inventava un centro dove non c'era. Oggi questa stessa scelta rischia di diventare l' unico modo per tenere insieme una maggioranza che ha bisogno di una briglia organizzativa, per legare un' alleanza così risicata che ogni instabilità diverrebbe un ricatto insopportabile per la vita del governo. E così una volta di più il dibattito si sposta dalla pace, dal lavoro, dai diritti, alle esigenze di equilibrio. davvero rischiamo di partire già sconfitti. Ciao laura
19 Aprile - Andrea Andreucci
Si confonde sempre il pensiero da moderatismo ad essere moderati, si può fare delle scelte anche radicali pur essendo moderati e perciò continuo a non capire questa avversione al Partito democratico, che sicuramente
avrà all'interno le sue correnti, radicali, riformatrici e moderate.
Non credo che sia stato solo il voto giovanile a fare la differenza, ma anche la mancanza di un riferimento unitario al senato, causando una dispersione di voti.
Analizzando meglio possiamo ipotizzare che c'è un partito di opportunisti ed egoisti, pari al 10-13%, che all'amministrative si astiene, facendo in modo che vincendo il centro sinistra, comunque sarà
garantito i servizi, poi all'adunata di paghiamo meno tasse, si mobilita dando egoisticamente il voto al centro destra.
1 abbraccio, ad amici e compagni, Andrea
19 Aprile - Gianfranco Tomassini
Ho letto con grande interesse e piena condivisione le condiderazioni post-elettorali del compagno Cruccolini. Sottolineo due questioni.
Prima: il nostro partito no può restare estraneo, ma anzi contribuire attivamente alla elaborazione e promozione della nuova cultura di sinistra nata dalla critica al pensiero unico neoliberista.
Seconda: il definitivo superamento del populismo mediatico può avvenire solo con l'affermarsi di una nuova cultura democratica basata sulla partecipazione dei cittadini, dell'associazionismo, dei movimenti, coinvolgendo prima di tutto i giovani e le donne.
A proposito dei giovani, non possiamo ignorare che dobbiamo loro la nosttra risicata vittoria.
Sarà bene non deluderli con l'annegamento della lotta al precariato nella palude moderata. La campagna precariare stanca deve avere la degna conclusione in Parlamento.
Dubito che queste esigenze irrinuncabili possano essere soddisfatte dal moderatismo del Partito Democratico; sarebbe meglio puntare all'unità della sinistra, la nuova sinistra del 2000, non la rifondazione di quella dell'800 e del 900. Gianfranco
14 Aprile - Riflessioni dopo il voto del 9/10 Aprile di Eros Cruccolini
Il dibattito sui risultati delle elezioni si sta riducendo, fra i DS, ad una specie di referendum sull’opportunità, o meno, di procedere nell’immediato alla costituzione del Partito Democratico.Penso che sia un percorso sbagliato e che occorra, invece, partire da un’analisi critica della indubbia diminuzione di voti che i Democratici di Sinistra hanno registrato.Si può ipotizzare infatti che il successo della lista unitaria dell’Ulivo alla Camera non sia tanto un’indicazione evidente per il Partito Democratico, che rimane pur sempre la somma di due partiti tradizionali, quanto piuttosto l’espressione di una speranza nel cambiamento dei modi del far politica, la stessa che le primarie per il leader dell’Unione avevano messo in luce, un cambiamento in grado di dare realmente voce e ruolo ai singoli cittadini.Allora, prima ancora di mettere insieme gli stati maggiori dei DS e della Margherita per dar vita al Partito Democratico (visto come la panacea di tutti i mali), sarebbe opportuno cogliere tutti i sintomi di malessere esistenti e cominciare a cambiare la nostra attività politica quotidiana, rinchiusa troppo spesso all’interno delle istituzioni e priva di un rapporto reale con la cittadinanza.Il parzialissimo risveglio delle sezioni, o unità di base, solo in periodo elettorale, la mancanza di iniziative proprio su quei temi che dovrebbero caratterizzare oggi una forza di sinistra (la pace, l’antirazzismo, i beni comuni, l’ambiente, le questioni di genere, tanto per dirne alcune), il muoversi sempre in difesa senza riuscire a presentare un progetto complessivo di autentico rinnovamento, l’essere profondamente autoreferenziali: sono tutti limiti che il cambiamento di nome – da DS a Partito Democratico – non servirà certo a risolvere (come non sono serviti a risolverli i cambiamenti nominativi del passato).Il processo di autoriforma del modo di essere del partito è il primo banco di prova da cui occorre passare e si basa, deve necessariamente basarsi, su passi coraggiosi come:
- le primarie per individuare la composizione delle liste,
- l’apertura delle liste stesse ai giovani, alle donne, alle espressioni delle associazioni e dei movimenti, senza che ci si ostini a riciclare il consueto ceto politico;
- la ripresa di un’attività continua sul territorio, anche fra un’elezione e l’altra, che trovi un rapporto con chi si impegna quotidianamente sulle diverse tematiche.
Ed ancora: rimettere al centro i contenuti, senza tanti tatticismi e preoccupazioni di schieramento, abituandosi al confronto nel merito delle questioni.In fondo, chi si colloca a sinistra dovrebbe “dire e fare qualcosa di sinistra” (sulla pace e sugli altri temi citati in precedenza), ricercando sì le necessarie convergenze e mediazioni ma partendo dalle proprie convinzioni.Forse, guardando al voto recente, si potrebbe anche cogliere il fatto che quei benedetti 25000 voti in più, che ci permettono oggi di governare, sono stati dati proprio da persone che hanno partecipato alle marce per la pace, alle iniziative contro il razzismo, alle manifestazioni per l’ambiente.
E questo dovrebbe costituire un’indicazione precisa sulla direzione da prendere per proseguire la nostra azione, trovando convergenze con le altre forze della sinistra con i movimenti e le forze della civiltà civile che è molto più aderente alle nostre origini, tradizioni e valori, evitando di catapultarci in un nuovo partito democratico sì, ma moderato, che non ha nulla a che vedere con la nostra identità.
13 Aprile - da Sandro Adreani
Mi sembra eccessivamente semplificata (e anche fuorviante) la tesi "ma la società italiana che abbiamo davanti a noi risulta culturalmente e socialmente devastata incline a quella "cultura del proprio portafoglio e del proprio individuale tornaconto" che alla fine ha convinto, all'ultimo momento, tanti ad andare a votare per non passare per quei "coglioni" della sinistra." Se fosse così sarebbe una Italia penosa. Io credo che l'Italia sia invece un paese ricco di idee, democratico e vivace (la grandissima e meravigliosa partecipazione al voto e alla battaglia politica lo dimostra). Bisogna accettare, se non si vogliono prendere nuovi ennesimi abbagli, l'idea che c'è una Italia moderata, liberale e liberista (non necessariamente benestante) che è alleata con una Italia di destra, entrambe portatrici di idee e di valori (sulla famiglia, sul ruolo dello stato nell'economia, sul rapporto tra stato e libertà individuale, sul ruolo della Chiesa, sulla scuola privata e sulla scuola pubblica, sulle tasse, sui servizi pubblici, sull'iniziativa economica individuale, sulla democrazia, sull'idea di patria e di nazione, sul modo e le forme con le quali si combatte il terrorismo, ecc.. ecc."). Con queste due Italie entrambe vere e profondamente inserite nella realtà del paese tutto il centrosinistra deve fare i conti, smettere facili banalizzazioni, rispettare e pretendere rispetto nella libera battaglia politica e culturale, approfondendo i propri progetti politici, confrontando e misurando i valori nelle proposte e nella capacità di governo. Non c'è altra strada.
un saluto. Sandro
12 Aprile - Leonardo Brunetti
Giro a tutti l'analisi del voto all'Isolotto giuntami da Gabriele che ringrazio.
Credo che oltre alle considerazioni di Gabriele altre ne andranno fatte una volta superata la tensione che tutti abbiamo vissuto in questi giorni. Arrivare dopo 5 anni di governo di questo tipo a vincere per lo 0,07 % non è esattamente entusiasmante. Se vincere era quello che contava l'obiettivo sembra raggiunto ma la società italiana che abbiamo davanti a noi risulta culturalmente e socialmente devastata incline a quella "cultura del proprio portafoglio e del proprio individuale tornaconto" che alla fine ha convinto, all'ultimo momento, tanti ad andare a votare per non passare per quei "coglioni" della sinistra. La sinistra ha alla fine resistito alla rimonta alla camera (ma non al senato) grazie sopratutto ai voti giovanili. E questa forse è la notizia migliore che ci arriva da questi due giorni di voto. Il "Berlusconismo" in Italia è ideologia e se la sinistra vuole essere credibile e governare questo paese dovrà mutare profondamente e proprre un proprio modello culturale e sociale che possa nel tempo ricreare valori ed una idea largamente condivisa di società solidale. Per questo è necessario anche un profondo rinnovamento del nostro stesso partito spesso troppo impegnato nella gestione delle locali amministrazioni piuttosto che nel dialogo con la società che lo circonda.
| Camera | Firenze Città | Q.4 |
| Forza Italia | 15,62 | 13,18 |
| Alleanza Nazionale | 12,44 | 11,44 |
| UDC | 6,68 | 5,49 |
| Lega Nord | 0,76 | 0,69 |
| Alternativa Sociale | 0,43 | 0,43 |
Fiamma Tricolore |
0,42 | 0,40 |
| DC NuovoPSI | 0,40 | 0,44 |
| Totale Centro-Destra | 36,75 | 32,07 |
| L’Ulivo | 43,29 | 47,78 |
| Rifondazione Comunista | 8,12 | 9,00 |
| Comunisti Italiani | 3,32 | 3,61 |
| Rosa nel Pugno |
3,29 | 2,49 |
| Verdi |
2,34 | 2,09 |
| Italia dei Valori |
1,64 | 1,58 |
| Pensionati |
0,55 | 0,61 |
| Udeur | 0,43 | 0,44 |
| Consumatori |
0,28 | 0,33 |
| Totale Centro-Sinistra | 63,25 | 67,93 |
| Senato | Firenze città | Quartiere 4 |
| Forza Italia |
16,07 | 13,51 |
| Alleanza Nazionale |
12,48 | 11,39 |
| UDC |
6,74 | 5,49 |
| Lega Nord |
0,77 | 0,70 |
| Alternativa Sociale |
0,41 | 0,38 |
| Fiamma Tricolore |
0,32 | 0,36 |
| DC Nuovo PSI |
0,44 | 0,50 |
| Totale Centro-Destra | 37,23 | 32,34 |
| Democratici di Sinistra |
29,30 | 32,96 |
| Margherita |
9,49 | 9,94 |
| Rifondazione Comunista |
10,13 | 11,91 |
| Comunisti Italiani-Verdi |
6,18 | 5,92 |
| Rosa nel Pugno |
3,33 | 2,55 |
| Italia dei Valori |
2,60 | 2,47 |
| Pensionati |
0,71 | 0,86 |
| Udeur |
0,42 | 0,43 |
| Consumatori |
0,28 | 0,33 |
| PSDI |
0,16 | 0,14 |
| Repubblicani europei |
0,16 | 0,15 |
| Totale Centro-Sinistra | 62,77 | 67,66 |