Che cosa si sa e si pensa di basi ed armi nucleari nel Q4 di Firenze.
sondaggio a cura del gruppo Pace dell’Unione
Il Gruppo di lavoro sulla pace e i diritti dei migranti dell’Unione del Q4 ha sottoposto ai cittadini nell’ambito territoriale del quartiere 4 (Sud-Ovest) di Firenze tra il 21 marzo e il 10 settembre 2006 un questionario con 7 domande riguardanti le armi nucleari e le basi militari presenti sul territorio italiano. Hanno risposto complessivamente in 463. Non si tratta di un sondaggio scientifico, ma anzitutto di un mezzo efficace di comunicazione interattiva e poi comunque di un rilevamento di opinioni e conoscenze di un campione caratterizzato a sinistra: i questionari sono stati riempiti in gran parte durante manifestazioni del Centro-sinistra e comunque difficilmente un elettore di centro-destra risponde a domande rivoltegli da chi si dichiara di opposta opinione politica.
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Ciò premesso, si è rilevato un notevole interesse e soprattutto preoccupazione per la situazione di militarizzazione che si conosce o si sospetta. Complessivamente le risposte incoraggiano il gruppo a continuare nell’opera di informazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica del quartiere 4 sia sulle armi nucleari che sulle basi militari presenti sul territorio regionale e nazionale. L’obbiettivo del gruppo è la partecipazione a vere e proprie campagne nazionali sul tema, cui si intende aderire, oltre ovviamente a sollecitarle. |
Alla prima domanda: le armi nucleari hanno ancora ragione di esistere dopo lo sfaldamento dell’URSS e la fine della guerra fredda? 16 hanno risposto SI, pari al 3,45%, 431 NO, pari al 93,68%, 16 non hanno risposto (3,45%). Il numero elevato di risposte negative, se si tiene conto anche di commenti e richieste di chiarimento, a parere del gruppo è da attribuire più a giudizi di valore sulle armi nucleari, che a considerazioni strettamente politiche. |
Alla seconda domanda: esistono trattati internazionali per il controllo e la gestione delle armi nucleari? 322 hanno risposto sì pari al 69,54%; 103 no pari al 22,24%. 38 pari al 8,20% non hanno risposto. Tutto sommato è una risposta positiva. Tuttavia dai colloqui informali e dalle note aggiunte al questionario si evince l’opinione diffusa della mancata applicazione dei trattati e forse della loro scarsa utilità. |
Alla terza domanda: ci sono armi nucleari in Italia? |
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Alla quarta domanda: Esistono basi militari USA e NATO in Italia. Ospitano armi nucleari? Hanno risposto: 406 (87,68%) per il sì; 28 (6,04%) per il no; 29 (6,26%) non hanno risposto. Tra i 406 sì, si sono avute 430 risposte multiple. Da 1 a 5 bombe secondo 105 risposte, circa 10 per 101, circa 100 per 63 oltre 100 per 38. 123 dei 406 sì non hanno risposto. E’ comunque diffusa la consapevolezza della presenza delle armi nucleari sul nostro territorio. |
Alla quinta domanda: In Toscana c’è la base militare di Camp Darby: Che cosa contiene? corrispondono 715 risposte multiple e 6 questionari in bianco. 140 pari al 19,58% ritengono che ci siano armi convenzionali leggere; 163 pari al 22,79% ritengono che ci siano equipaggiamenti e pezzi di ricambio; 80 sono convinti dell’esistenza di armi atomiche (11,18%); 129 (18,04%) ritengono che ci siano armi all’uranio impoverito; 197 (27,55%) non sanno. In complesso sembra di cogliere un misto di incertezza e di preoccupazione (vedi i 197 che non sanno e gli 80 che hanno indicato la presenza di armi atomiche). |
Alla sesta domanda: a che cosa servono le basi militari corrispondono 493 risposte multiple e 58 pari al 11,76% questionari in bianco. Secondo 44 intervistati (8,92%) servono a tutelare la sicurezza del popolo italiano da aggressioni straniere. Secondo 291 (59,02%) servono a fornire uomini, mezzi e strutture di appoggio per le guerre. Secondo 51 (10,34%) rappresentano un male necessario per la nostra difesa. 49 (9,93%) dichiarano di non sapere. L’interpretazione di questi dati tiene conto anche di ragionamenti raccolti a voce e non registrati e di note aggiunte. In genere si ritiene che le basi servono a fare la guerra e non semplicemente a difendersi o, dando un giudizio di valore, non servono, nel senso che non debbono servire. Tuttavia, mettendo insieme la prima e la terza risposta emerge un bisogno di sicurezza (19%) da non trascurare, sia nella comunicazione che nella elaborazione di proposte concrete di modelli di difesa “difensivi”. |
Alla settima domanda: vorresti saperne di più sulle armi nucleari in Italia? Hanno lasciato in bianco 44 (9,50%) hanno risposto sì 385 (83,51%) e no 34 (7,37%). E’ un chiaro invito a continuare Firenze, 16 ottobre 2006 |
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