Intervento di leonardo brunetti

Nell’affrontare un congresso, la preoccupazione che un segretario di sezione ha, almeno nel mio caso, è quello di perdere nella logica dello scontro fra mozioni, quel filo comune, quel percorso di lavoro costruito in questi anni tutti insieme.

Abbiamo affrontato un congresso per mozioni, che noi non avremmo voluto, come risulta dal documento che il comitato di sezione aveva a suo tempo inviato agli organismi dirigenti nazionali. Un congresso per mozioni che rappresenta comunque una dialettica democratica che si sviluppa all’interno del nostro partito ma che poi noi vogliamo subito dopo superare attraverso la ripresa dell’iniziativa politica che unitariamente abbiamo sin qui svolto nella nostra sezione. Tutto ciò a questo punto del congresso si può dire sia già una realtà, più che una speranza, visto il ricco dibattito che si è sin qui svolto. Un dibattito su contenuti ed idee che è stato arricchito dai contributi di tante realtà esterne, social forum, lilliput, laboratorio, comunità dell’isolotto, ConsumAttori ed altri. Interventi che inserendosi in un congresso per mozioni hanno saputo rispettare la nostra dialettica interna e hanno invece mirato a porci proposte ed interrogativi che sicuramente hanno contribuito a fare di questo che stiamo concludendo un ottimo congresso.

Tornando alle mozioni perchè poi alla fine è di questo che si discute, io voglio ribadire la mia idea che il pacchetto unico “prendere o lasciare” segretario e mozione collegata finisce per limitare il dibattito. Io non avrei alcun problema a votare per Fassino segretario. Gli riconosco un gran lavoro nella ricostruzione del partito e penso che erano anni che non avevamo un segretario che svolgesse sino in fondo questo ruolo Allo stesso tempo però avrei voluto poter discutere di una linea politica che in alcuni passaggi non ho condiviso e credo che su alcuni temi molti avrebbero probabilmente voluto poter esprimere una valutazione più specifica. In questo modo si deve votare tutto in blocco e siccome ci sono delle parti che non condivido ritengo corretto orientarmi su una mozione che mi rispecchi maggiormente. Prima di affrontare ciò che non condivido voglio comunque sottolineare che tanti sono anche gli elementi di condivisione, sicuramente tanti se ad essi si volesse dare un valore quantitativo.

Aprire le tesi sulla globalizzazione e lo sviluppo sostenibile è sicuramente un fatto che forse qualche anno addietro non avremmo avuto. Questo tra l’altro è il segnale che anche la presenza di minoranze nel partito con particolari sensibilità rispetto a questi temi ha contribuito a contaminare ed arricchire l’insieme di tutto il partito e quindi anche la mozione di maggioranza.

Così è stata importante la battaglia portata avanti dalla minoranza del partito per una posizione netta sulla questione della pace e quindi del ritiro delle truppe italiane dall’Iraq che ha portato dei frutti sopratutto in questa ultima fase politica.

La scelta per una mozione riguarda in sostanza le priorità che ognuno di noi attribuisce alla sua scelta di impegno politico.

Troppo facile però è dire che per noi tutti la priorità è vincere alle prossime elezioni politiche del 2006. Chi può dire il contrario? Dobbiamo ricordare infatti che nel ’96 le elezioni furono vinte e tuttavia l’alleanza di centrosinistra presto palesò difficoltà e divisioni che poi l’hanno portata alla successiva sconfitta. L’obiettivo è quindi certamente quello di vincere le elezioni ma anche quello di costruire un centrosinistra che sappia governare e rinnovarsi mantenendo un rapporto con la società civile ed il proprio elettorato: ed il primo è probabilmente strettamente correlato al secondo.

Un primo elemento su cui, credo, si debba riflettere è che il mondo sta subendo una progressiva privatizzazione che riguarda anche il nostro paese. Viene privatizzata l’acqua, vengono privatizzati i servizi. Viene privatizzata addirittura quella che viene detta la “proprietà intellettuale”. Funziona un po’ come la SIAE per la musica. Viene scoperta un idea che potrebbe salvare migliaia di persone e non si può usare perchè è stata privatizzata. Vengono privatizzati i semi per seminare ed i contadini sono costretti ad acquistarli dalle grandi multinazionali che li hanno brevettati, impoverendosi sempre più.

E questi nel momento in cui andiamo a fare la spesa sono temi che riguardano anche tutti noi.

Non ho tempo per fare altri esempi ma è evidente l’importanza di rinnovare i contenuti della nostra iniziativa politica.

Oltre ai contenuti, un secondo elemento di innovazione riguarda le forme della partecipazione alla politica. Non è un caso se anche al nostro interno si è discusso a lungo se fare il congresso la domenica mattina a causa dell’età estremamente elevata dei nostri iscritti.

E’ evidente che il coinvolgimento del nostro corpo sociale cioè dei nostri iscritti deve essere alla nostra attenzione ma per noi vi deve essere anche la priorità di coinvolgere le nuove generazioni nella politica o anche semplicemente le persone attive da un punto di vista lavorativo. Dobbiamo insomma trovare delle forme diverse di partecipazione alla politica per dare nuova linfa ai partiti che in un sistema democratico sono l’elemento costitutivo primario.

Veniamo ora alle motivazioni che non mi convincono nella mozione Fassino.

La prima cosa che non mi convince è l’idea che da essa traspare di una crisi irreversibile del “berlusconismo”.  Sicuramente c’è una crisi di fiducia perchè tante sono le promesse che erano state fatte e a fronte di queste, poche sono state quelle mantenute. Era stata promessa una modernizzazione del paese, una sorta di riformismo di destra, che non si è concretizzato e questo ha generato una evidente crisi di credibilità.  Consideriamo comunque che questa crisi di credibilità nasce anche da una fase economica particolarmente difficile per il nostro paese e per l’Europa. Una fase economica che anche per la sinistra avrebbe costituito elemento di difficoltà anche se ovviamente sarebbe stata affrontata con serietà e sopratutto fuori dalle logiche “miracolistiche” che la destra aveva prospettato in fase elettorale.

Ciò che mi preoccupa è però lo ripeto se noi sottovalutassimo il “berlusconismo” come fenomeno culturale che non mi appare minimamente in crisi. Non dimentichiamo che la sconfitta del 2001 è stata a mio giudizio una sconfitta prima culturale e solo successivamente politica. La cultura della sinistra, la cultura della solidarietà, della socialità è stata sconfitta dalla cultura dell’individualismo e dell’egoismo. Quella che tutti i giorni ci viene propinata dalla televisione nei vari reality-show.

Il reality-show è già un termine emblematico, è la realtà che non esiste. O meglio sembra che l’unica realtà sia quella che ci arriva dalla televisione (telegiornali compresi).

Questo modello culturale, che si è affermato a partire dagli anni ‘80 non è in crisi e se noi non siamo in grado di affermarne con forza un modello alternativo basato sulle nostre idee e sui nostri valori, qualsiasi vittoria risulterà alla lunga effimera.

Un altra cosa che non mi ha convinto è stato il nostro attegiamento sulla questione “pace”.

Leggendo la mozione-Fassino sembre che il nostro atteggiamento sul ritiro delle truppe dall’Iraq sia sempre stato limpido e lineare. A me proprio non sembra. Ci sono state titubanze, ci sono state astensioni e non credo che su una questione di questo rilievo si possano accettare “mezze misure” in nome magari di qualche compromesso da realizzare nella coalizione.

Infine il terzo punto che non mi convince riguarda il centro stesso di questo congresso e cioè la cosidetta “Federazione riformista”.

Dalla mozione Fassino emerge la centralità della Federazione nel futuro progetto politico dei DS e al contempo scompare (perchè proprio non c’è) la prospettiva di un grande Partito socialista europeo.

Se ragioniamo in termini di globalizzazione l’unico modo di affermare principi diversi è proprio quello di creare un forte soggetto politico transazionale ed in questo momento l’unico strumento che con tutti i suoi limiti abbiamo a disposizione è proprio quello del socialismo europeo.

Molto sullo sfondo appare anche la GrandeAlleanza Democratica che sembra nella mozione-Fassino più uno strumento elettorale che una scelta strategica in cui noi vogliamo realmente investire.

Anche sul metodo ci sarebbe molto da dire. E’ stato deciso che la Federazioneverrà strutturata entro il 31 Dicembre, prima cioè della conclusione del nostro Congresso e ad essa verranno trasferiti poteri di scelta rilevanti quali la politica estera, politica economica ed altro.

Ritengo auspicabile una sospensione riguardo tale decisione in attesa almeno che il congresso giunga a conclusione.

Ribadisco per concludere che per me la centralità della nostra iniziativa politica dovrebbe riguardare la costituzione in ambito italiano di un forte Partito socialista europeo all’interno di una coalizione larga che oltre alle forze politiche veda la presenza di quella società civile che a noi guarda con speranza ma anche con una certa dose di disillusione.

Per questo motivo ritengo urgente l’avvio di una convenzione programmatica che sappia coinvolgere tutti nell’elaborazione del programma per il 2006.

Per quanto riguarda noi come Partito il problema che si porrà sarà quello di gestire le diversità: ci sono sensibilità diverse e tuttavia rimane forte il comune senso di appartenenza. Più difficile mi sembra però gestire le diversità in un unico soggetto politico riformista. Cosa abbiamo in comune con Rutelli? Gestire un alleanza non è un problema. E’ normale che si eserciti una funzione di mediazione fra alleati. Pensare di gestire tutto ciò in una unica formazione politica è tutt’altra cosa.

A fronte della formazione del polo riformista si avrebbe poi l’aggregarsi probabile di un polo della sinistra radicale. Tale separazione porterebbe in prospettiva ad un indebolimento della alleanza democratica perchè l’istanza riformista e quella radicale devono poter convivere ed arricchirsi reciprocamente agendo in modo trasversale in tutti i Partiti del centrosinistra.

La mia scelta di votare per la mozione-Mussi è anche il segnale del rifiuto dell’unanimismo quando vi siano elementi di dissenso. L’adesione acritica non credo possa portare elementi di rinnovamento mentre un dissenso mirato a rafforzare e non ad indebolire il Partito debba essere considerato ed accettato da tutti come una importante risorsa ed è con questo spirito che tutti noi dovremmo concludere il nostro congresso.