Due parole su come è nato il Laboratorio della Democrazia. E’ nato sulla spinta di un’occasione quasi 3 anni fa.
L’occasione è stata l’inaugurazione dell’anno giudiziario quando Borrelli lancnciò la parola d’ordine “resistere, resistere, resistere”.
Su quella parola d’ordine ci sentimmo per telefono e decidemmo di fare una riunione tra noi.
E venne fuori una manifestazione anche molto partecipata.
Dopo di questo ci rendemmo conto che non ci potevamo fermare e che ci eravamo presi una certa responsabilità. Formulammo all’inizio una sorta di documento-progetto ed indicammo due linee base: una di difesa ed una di arricchimento, della democrazia.
La linea di difesa era una linea di conservazione, conservazione dello status-quo, di difesa della costituzione, indipendenza della magistratura, del lavoro, dello stato sociale ecc. Tutte cose che progressivamente ci vengono tolte.
Volevamo anche trovare tematiche che ci facessero andare avanti e che costituissero uno stimolo per i partiti della sinistra e del centro sinistra.
Tra questi temi abbiamo lavorato con gruppi di lavoro soprattutto sul tema della partecipazione. Ma c’è anche una ricca elaborazione sul tema del consumo critico, delle donne, della cittadinanza/ cittadinanze. Questo per fare un quadro sui nostri obiettivi. Scendo nello specifico sul tema della partecipazione.
Per preparare l’incontro di questa sera ho riletto la lettera aperta che Brunetti aveva mandato in giro. E mi sono messa ad evidenziare in giallo le cose che mi interessavano ed alla fine la lettera era tutta gialla perché condividevo tutto il documento.
Sono d’accordo sull’analisi fatta, sulle valutazioni,sui progetti avanzati. C’è una cosa che mi piace, è il tono movimentista perché è un progetto utopico ma quando parlo di utopia non voglio parlare di qualche cosa che non troveremo mai ma qualche cosa che si trova se lo si cerca con molta convinzione.
Ho colto un tema che circola nel documento e che è stato molto presente nell’elaborazione del laboratorio e che è il tema della partecipazione.
Partecipazione, sinergia, non è questa la parola esatta ma è il senso che voglio esprimere, è questo che significa tra movimenti e partiti.
Su questo tema voglio dare un piccolo contributo di natura fattiva non teorica. Le forme ed i tempi della partecipazione e poi partecipazione per chi. Il problema delle forme della partecipazione non è secondario. Su questo pensiamo che la forma più adeguata non sia l’assemblea, l’assemblea ha una forma frontale e chi insegna lo sa.
Quando si fa lezione cerchiamo di fare un circolo in modo che l’intervento sia incoraggiato; quando tutti sono alla pari in un circolo che li accomuna crea una differenza abissale rispetto ad altre forme. E la stessa cosa, e non è un elemento secondario, la si deve cercare per realizzare la partecipazione dei cittadini con forme che incoraggino gli interventi soprattutto in chi non è abituato a intervenire in pubblico.
Quindi la forma più adeguata sembra essere quella dei piccoli gruppi di laboratorio. E’ una struttura che rende più facile l’elaborazione. I tempi sono importanti perché la partecipazione non può essere un’esperienza a termine, deve diventare un’abitudine, un processo, ampliarsi e proseguire nel tempo anche attraverso forme auto-determinate e creative e deve diventare una delle modalità fondamentali del proprio essere e sentirsi cittadini e qui vengo a ciò che mi interessa di più; partecipazione per chi? Chi coinvolgere? Spesso pensiamo che la partecipazione sia una faccenda dei partiti e dei movimenti a sinistra.
E’ sbagliato attivare un canale privilegiato tra partiti e movimenti della sinistra. La partecipazione non è solo una cosa della sinistra ma è una pratica che riguarda i rapporti tra tutti i cittadini, anche la società non organizzata, anche il singolo cittadino i cui interessi non sono rappresentati. Quindi rivolgersi solo ai settori già mobilitati e che già hanno una sensibilità in questo senso sarebbe sbagliato ed è qui la cosa più complessa. È la sinergia che partiti e movimenti devono creare bisogna portare altri a partecipare. Ci sono persone che sentono di essere espropriate dal diritto di partecipazione e persone che non lo sanno e qui faccio un esempio.
Lavoro nel gruppo dell’immigrazione ed uno dei problemi è che questo lavoro si svolge per gli immigrati ma non con gli immigrati. E’ ovvio capire perché non ci sono. Hanno altri problemi da risolvere. Noi siamo in una situazione privilegiata, abbiamo consapevolezze che abbiamo avuto agio di sviluppare ma questo vuoto si sente. Fatte le debite differenze io credo che si senta anche il vuoto di quella parte di società che non sa di essere espropriata. Infine brevemente bisogna che i partiti riescano a percepire l’arricchimento che può venire loro dalla partecipazione piuttosto che sentirla come espropriazione.
So che qui sfondo una porta aperta ma non è sempre automatico e l’arricchimento non è solo nelle garanzie di trasparenza e nelle garanzie di consenso che la partecipazione dei cittadini può dare ai suoi rappresentanti. L’arricchimento è anche nella rivitalizzazione della politica. Si parla oggi di post-democrazia, l’inaridimento è una cosa che non serve a nessuno.