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VENERDI' 13 GENNAIO 2006 IL TEATRO DEL TREBBO |
Dante, accompagnato da Virgilio, passa sopra le bolge dove i diavoli di Malacoda tormentano con i loro "raffi" uncinati I BARATTIERI, coloro che si fecero corrompere nell'esercizio dei loro incarichi pubblici.
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Il Commento di Urbano Cipriani Toni Comello è parso rappresentare molto bene quel fascino del palcoscenico fra arte, cultura e un po’ di mistero che per me amante del cinema in bianco e nero aveva a suo modo rappresentato, certo in una veste meno colta e sapiente, ma sempre molto seducente, il caratterista Aldo Silvani, vecchio attore felliniano e di quanti hanno messo in scena ambienti di teatro. Ma Toni Comello non è un semplice attore caratterista, è un grande intellettuale che t’incanta con una rievocazione storica delle vicende d’Italia e del mondo da lasciarti per mezz’ora a bocca aperta e occhi spalancati. Almeno così è successo a tutti i presenti. |
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Finita la rievocazione mimata della storia d’Europa nel momento in cui essa vede la fine del sistema feudale basato sulle “stelle fisse” dell’Impero e del Papato per iniziare l’avventura dei liberi Comuni, si trasforma – con un naturalissimo trapasso in dissolvenza – da storico a capocomico e guida la schiera degli attori in un’avventura che presto coinvolge tutti i presenti in una euforia di partecipazione che li fa sentire davvero “triplicati” ciascuno nella triplice veste di poeta, attore e spettatore, visivamente fissata dal ballo finale: il poeta rappresentato dalla musica, attori e spettatori tutti i presenti mescolati nella danza liberatoria.Il teatro classico che divide il palco dalla platea qui è scomparso, anzi non è mai apparso: fin dall’inizio gli attori ci avevano chiesto un posto sulle sedie accanto a noi…Tutti al lavoro, tutti partecipi in questo grande “arzanà dei veneziani”. |
Presenti attori: Ole Meyer, traduttore dell’intera Divina Commedia in lingua danese; Charles Adler, un intellettuale che ha lasciato l’America per Firenze dopo aver conosciuto l’opera dantesca; Giancarlo Monticelli, un Virgilio autorevole dalla voce profonda, e poi i giovani: Angelo Rea, Francesco Bellone, Gennaro Zanglieri, Letizia Sacco, i diavoli scatenati di Malebolge. Sullo sfondo la vicenda di un politico intelligente e onesto di settecento anni fa condannato due volte a morte dai “barattieri”, ladri crudeli e disonesti, che prima lo tradiscono e poi lo incolpano dei delitti da loro stessi perpetrati. |
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La condanna per bocca di Rubi-Cante pazzo, perché questa fu la storia:
Nota storica In nome di Dio, amen.
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1 - aveva commesso per sé o per altri Baratterie, illeciti lucri, inique estorsioni in denaroo altre cose |
| ordino che detto messer Dante, insieme a Palmerio, Orlanduccio e Lippo,…venga multato di 5.000 fiorini piccoli, che restituisca quello che ha illegittimamente estorto. Se non obbedisca alla condanna entro il terzo giorno da oggi Che tutti i suoi beni siano confiscati, devastati e distrutti; e devastati e distrutti restino di proprietà comunale; che, anche se pagante, resti fuori della provincia di Toscana a confino per due anni; che sia escluso per sempre dai pubblici uffici come falsario e barattiere, che paghi la condanna o no.Tale è la nostra sentenza di condanna. (dalla sentenza del 27 gennaio 1302) In nome di Dio, amen. |
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noi Cante, predetto Podestà, diamo e proferiamo la sotto indicata Condanna: |
contro i quali si è proceduto a seguito della inquisizione del nostro ufficio e della nostra Curia per il fatto pervenuto alle orecchie nostre e della stessa nostra Corte « fama publica referente»… che se qualcuno dei predetti in qualsiasi tempo cadrà in potere del detto comune, sia bruciato col fuoco finché muoia. |
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Questi sono i bandi e gli sbandimenti profferti e pronunciati dal nobile cavaliere Rayneri di Zaccaria di Qrvieto, Regio Vicario nella città di Firenze e nel distretto, contro i sottoscritti ghibellini e ribelli: per il Sesto di Porta San Piero nella città di Firenze, tutti di casa Portinari e tutti di casa Giochi, eccetto Lamberto Lapi e Filippo Ghepardi; Dante Alighieri e figli, |
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contro tutti e ciascuno dei quali sopra nominati, dai settanta anni in giù e dai quindici anni in su, …essendo stati legalmente condannati per la contumacia di loro, se in qualsiasi tempo verranno in potere nostro e del Comune di Firenze, siano condotti sul luogo di giustizia e quivi sia loro tagliata la testa dalle spalle, così che muoiano. Urbano (con la collaborazione di Paola)
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