Risposta di Antonio Sartori al documento DS Isolotto

 

 

Da       Antonio Sartori

A        Leonardo Brunetti

 

Mi è giunto tramite il giro della posta elettronica del Labdem, di cui faccio parte dai suoi primi passi, il documento elaborato dalla sezione dei DS dell’Isolotto.

Avete fatto qualcosa di più di una semplice riflessione, c’è una analisi seria di problemi drammaticamente reali e sui quali purtroppo da tempo si è ragionato molto poco.

Io ho 60 anni e faccio parte di quello che una volta veniva definito “lo zoccolo duro”, infatti sono nella mischia dal 1970.

Sono stato iscritto al PCI dal 1972 al 1990, Rimini tanto per capirci.

Occhetto aveva ragione a chiedere la svolta, quello che non mi ha assolutamente convinto è stato il modo sbrigativo in cui il tutto è stato fatto.

Un processo di cambiamento di quelle dimensioni non si fa con una semplice tornata congressuale o svolta, è da lì che sono iniziati tanti dei problemi di cui parlate nel documento.

Dal 1970 al 2001 ho abitato a Milano prima di trasferirmi a Firenze e da dentro ho vissuto tutte le fasi della trasformazione della Lombardia industriale ed operaia nella terra dei leghisti e poi dei berlusconiani.    Buona parte delle responsabilità di questa follia ed imbarbarimento non sono solo di Craxi ma anche del PCI lombardo, in particolare dei gruppi dirigenti milanesi.

E’ un discorso lungo e complesso e più volte mi sono reso conto che qui a Firenze è difficile da comprendere, ma quella esperienza politica milanese, più quella sindacale del Comitato di Impresa Europeo e della gestione della crisi della azienda in cui lavoravo mi hanno obbligato da molti anni a non dare nulla per scontato.

Faccio parte di quella minoranza che da almeno venti anni è convinta che l’evoluzione tecnologia e dei metodo di produzione ha come conseguenza intrinseca certa la riduzione dell’occupazione, e che la globalizzazione sta solo aggravando in modo sempre più rapido questi precessi.

È datata al 1995 uno studio-ricerca della facoltà di economia della università “Ca Foscari “ di Venezia che prevede la fine del miracolo economico-produttivo del Nord-Est e con conseguenze disastrose date alcuni specificità di quel miracolo.   Lo studio lo prevedeva attorno al 2005/2006 ed a quanto pare siamo di due anni in anticipo.    L’allarme che lo studio lanciava puntava in particolare l’attenzione sulla incapacità di quel sistema economico-produttico-sociale di trovare alternative e di cambiare rotta in tempi utili per impedire che la crisi fosse devastante.

Alcuni allarmi sul declino industriale ed economico della Toscana non sono da ignorare per evitare di esser come sempre in ritardo e di perdere il treno.

Fatta questa breve premessa per darti qualche elemento per collocare la mia esperienza ed una una collocazione dei miei ragionamenti volevo porre l’attenzione su alcune parti del documento.

Le elenco in progressione rispetto alla loro collocazione nel testo.

Quando utilizziamo la parola mitica “democrazia” a quale tipo, modello, concetto di essa ci riferiamo???.   Quella liberal-borghese, quella sancita nella nostra costituzione, quella in parte indicata dal concetto della sussidiarietà che compare nel nuovo statuto della regione ???.

Basta definirne i contenuti teorici oppure serve una robusta ingegnerizzazione della teoria ???.

La democrazia non può e non deve essere solo un principio teorico, il popolo dice e forse lo abbiamo scordato che con i principi non si mangia, o ci mangiano solo i ricchi ed i borghesi.

La fine delle ideologie !

Mi sono iscritto al PCI nel 1972 poiché all’epoca si parlava di “transizione pacifica al socialismo”.

Nel 1977 sempre Berlinguer pone agli intellettuali ed ai quadri operai il principio “austerità come occasione per trasformare l’Italia”, anticipazione del concetto di Sviluppo sostenibile.

A Milano quando nel 1975 siamo andati al governo della città dovevamo mantenere i ceti popolari nel centro storico, fare le grandi direttrici tranviarie con i paesi del circondario per creare la città metropolitana porta verso l’Europa, depurare i bacini del Lambro, del Severo e dell’Olona.

Non è stato fatto nulla di tutto questo, eppure da dirigenti del PCI della segretaria nazionale mi è stato risposto che era troppo difficile, quindi bisognava trovare delle scorciatoie e ridimensionare le ambizioni e i progetti.

Quanto oggi si deve pagare nella capacità di analisi, elaborazione e progetto all’aver fatto del piccolo cabotaggio una arte della politica ???.

Di fronteall’urgenza del “che fare” possiamo permetterci il lusso di non cercare e capire le ragioni per cui abbiamo sbagliato e non siamo stati all’altezza dei nostri obbiettivi di democrazia, libertà, emancipazione. benessere, ecc.???.

Queste amare considerazioni per giungere a pagina 6 del documento dove si dice “…mentre i partiti rimangono il principale soggetto politico ……”.

Lo rimangono se ne sono capaci in positivo ed oggi quale è il livello di questa loro capacità ???.

La disaffezione della gente dalla politica non è forse dovuta in buona parte dal fatto che questa incapacità è sempre più palese ed evidente e quindi i ruoli vengono sempre meno riconosciuti ?.

Basta darsi dei nuovi obbiettivi per risolvere il problema ???.

Guardare solo avanti non è forse talvolta un comodo alibi per chi ha avuto responsabilità di dirigenza per evitare la verifica sulle sue capacità di esser dirigente ???, quindi con questo metodo può continuare a fare il dirigente senza pagare pedaggio e continuando a fare l’uomo buono per tutte le occasioni ???.

A pagina 7 si entra nel terreno della democrazia partecipata, ma possiamo applicarla senza mettere mano al sistema maggioritario ed alla priorità della governabilità dato con la riforma Bassanini ???.

Come si concilia la democrazia partecipata con i poteri del sindaco e della giunta ???.

A pagina 9 si riprone il tema quando si dice “… il governo locale abbandona il ruolo di decisore per diventare regista….”.

Il progetto di Cristina Beilacqua sulla partecipazione, illustrato sull’Unità del 1 ottobre, sembra applicare più il concetto della consultazione che quello della partecipazione.

Possono un sindaco ed una giunta in funzione di norme che in buona parte vincolano i loro poteri ed il loro modo di operare passare da decisori a registi???.    Lo vogliono fare ???.

Un processo decisionale aperto a Firenze richiedere la messa in discussione di pezzi importanti del Piano strategico, poiché mi sembra che i 350.000 fiorentini abbiano poche idee in comune su come mettere mano ai problemi strategici di questa città.

Un processo decisionale aperto perché sia effettivamente tale richiede tra elementi essenziali :

Se non si è il più possibile tra uguali è difficile che il processo decisionale sia aperto.

È solo a carico del singolo mettersi nella condizione di poter partecipare ???.

Ammesso che sia a carico del singolo, per quanti è possibile partecipare veramente da pari ???.

Alla fine del documento c’è quella che per me è la domanda cruciale quando si nominano i movimenti ed i partiti di sinistra.

Personalmente da diversi anni mi sto chiedendo cosa significa essere di sinistra e diventa ogni giorno più difficile dare delle risposte alle mille interpretazioni che si vedono del termine.

Ad esempio metterei tra i no la moderazione, il lavoro precario, i finanziamenti alla scuola privata, il segreto bancario, la speculazione in borsa.

Tra i si il diritto reale ai servizi ed alla casa, al tempo per vivere e per partecipare.

Perché non si iniziano a mettere i paletti, a scrivere i concetti, invece di lasciare tutto sottinteso ???.

Dell’articolo 3 della Costituzione che cosa ne facciamo, specie se esso rappresenta il punto più alto del concetto di democrazia concepito nelle costituzione delle democrazie occidentali ???.

Torniamo alla parte iniziale del documento “idee nuove per una nuova sinistra”.

Si può fare senza un minimo di elaborazione teorica ed aver definito qualche livello minimo oggettivo di riferimento nel quale ci si ritrovi e si concordi ???.

Dopo le esperienze del “Forum per Firenze” e delle elezioni amministrative per il comune ritengo sia necessario fare qualche ragionamento in più, poiché le differenze concettuali, tra e fra, sia i movimenti che i partiti mi sembrano spesso molto marcate.

Se ti può essere utile per capire, sono uno di quelli del Labdem che ha votato contro la decisione di formare la lista.

Amministrare è una cosa seria e difficile, ma a troppi di una parte della sinistra che dovrebbe diventare nuova sinistra non importa più di tanto.

Spesso ho l’impressione che sia solo importante esserci, se poi funziona è un problema di altri, anzi se non funziona o funziona male è meglio così si ha sempre qualcosa da obbiettare.

Non sono entrato nel merito della parte iniziale del documento che tratta la parte della globalizzazione, non perché non la condivido, ma perché penso che senza un minimo di chiarezza su quello che ci sta intorno e che è la nostra vita quotidiana, è arduo riuscire a ragionare su aspetti più complessi ed articolati.

Vanno definite delle priorità per affrontare l’emergenza che sta attraversando innanzitutto il nostro povero paese,  anche le scelte a questo proposito non sono semplici ed è il caso di spenderci qualche energia.

Essendo uno che da sempre preferisce la bicicletta, applico il concetto che vado più piano ma in mezzo al traffico alla fine vado più veloce e lontano.

Dalle navigazioni nella rete ogni tanto capita di trovare qualche affermazione saggia, te ne propongo una trovata nel sito personale di un giovane geniale :

Non ci sono soluzioni semplici, per i problemi complessi 

Ma le soluzioni giuste non sono necessariamente complicate

Senza accorgemene ho scritto 4 pagine, significa che il vostro documento stimola a ragionare, pensare, cercare risposte, porsi delle domande.

Con uno che è convinto che l’unica certezza è l’incertezza e che più si sa più ci si accorge di non sapere, si può ben dire che avete ottenuto un ottimo risultato con il vostro lavoro.

Ciao

Antonio