Il mercato della salute
Marcello Matteini  Farmacista del Gruppo “Salute è Benessere” del Q4.

Il farmaco è uno strumento necessario per curare una malattia più o meno grave, è quindi un bene sociale se non nella sua accezione produttiva almeno nella sua finalizzazione e pertanto i farmaci non possono essere considerati alla stessa stregua di altri beni di consumo che rispondono alle regole commerciali della domanda e dell’offerta.
E perché risponda pienamente al suo scopo, è necessario che il farmaco sia sempre utilizzato nella maniera più appropriata e che siano altresì instaurati rapporti corretti fra industria farmaceutica e medico e migliorati quelli fra medico e paziente.
Ma per rendere sempre più trasparente ed etico il rapporto fra industria farmaceutica e medico occorre una azione più incisiva e determinata da parte dei responsabili governativi e regionali rivolta ad un efficace controllo in merito al rispetto delle normative relative alla sperimentazione clinica ed alla informazione scientifica.
Quali sono le contraddizioni interne relative alla strategia di marketing delle Multinazionali farmaceutiche che devono essere portate alla luce?
Prendiamone in esame alcune:
I risultati clinici finali relativi alla sperimentazione di un farmaco possono essere pubblicati dagli sperimentatori soltanto dopo che questi abbiano ottenuto il consenso dall’azienda farmaceutica proprietaria del principio attivo oggetto della sperimentazione stessa.
Ma perché questo vincolo se la sperimentazione inizia soltanto se è firmata l’autorizzazione da parte della struttura ospedaliera dove lo sperimentatore svolge la sua attività professionale ed i pazienti vengono “arruolati” soltanto dopo che questi hanno firmato il modulo relativo al consenso informato?
Forse che si vogliono nascondere conflitti di interesse relativi a consulenze dei medici con la stessa industria farmaceutica che sperimenta quel nuovo farmaco?
O forse che la eventuale pubblicazione di dati non favorevoli potrebbe non essere in armonia con i dati inseriti nel dossier registrativo presentato al Ministero della Salute o all’EMEA?
A prescindere dalle risposte positive o negative, la soluzione sta nelle mani dei Comitati etici che dovrebbero vincolare l’autorizzazione della sperimentazione clinica di un nuovo farmaco alla pubblicazione dei risultati clinici anche se poco favorevoli od addirittura negativi evitando così casi spiacevoli di farmaci ritirati dal commercio per effetti collaterali venuti alla luce solo dopo la immissione in commercio ma conosciuti anche prima da alcuni sperimentatori, come nel caso del farmaco antinfiammatorio Rofecoxib, commercializzato come Vioxx.
La strategia di marketing più seguita nel campo della informazione scientifica è la Customer Relationship Management che è “mirata a identificare, conoscere, attrarre e mantenere le diverse tipologie di clienti veramente profittevoli della propria azienda“ secondo quanto proposto fin dal 2002 dalla Consulenza organizzativa di Syn SpA di Agrate Brianza e riportato da aboutpharma.com.
Questa strategia poggia su interventi volti a fidelizzare il medico ad uno specifico farmaco e quindi diventa in concreto una strumentalizzazione di alcune conoscenze scientifiche finalizzandole appunto al profitto al posto di una completa e corretta informazione scientifica volta alla appropriatezza della prescrizione dei farmaci ai pazienti.
Va infatti tenuto presente che la informazione scientifica sui farmaci è sì un diritto dei produttori ma al tempo stesso anche un loro preciso dovere rivolto alla salute dei cittadini attraverso la completa trasmissione delle conoscenze dei singoli prodotti al medico, che è il responsabile della prescrizione di quegli stessi farmaci.
E questo può essere ottenuto, almeno nei confronti dei medici toscani che operano all’interno dei presidi sanitari pubblici, attraverso la applicazione della Delibera della Giunta Regionale Toscana n°698/2001 che detta direttive per la regolamentazione della informazione scientifica sui farmaci nei presidi e servizi delle aziende sanitarie.
Questa delibera è rimasta lettera morta perché ad impedirne la concreta attuazione si sono a suo tempo mobilitate le più insigni rappresentanze delle associazioni mediche che non tollerano interferenze in un rapporto privato e personale come loro considerano quello con l’informatore scientifico della industria farmaceutica.
Una effettiva regolamentazione dell’attività degli informatori del farmaco all’interno del SSN dovrebbe scaturire, secondo il Sole 24 Ore del 20 aprile 2006, dall’uscita a breve delle nuove linee guida di regolamento regionale dell'informazione scientifica del farmaco: queste fra l’altro dovrebbero prevedere “ l’indicazione di locali idonei per le visite degli informatori, in orari concordati e l’osservanza di incontri collegiali più che individuali”; dovrebbe invece essere “vietato agli informatori l’accesso nei reparti di degenza e negli ambulatori specialistici in orario di visita dei pazienti”. I farmacisti inoltre non dovrebbero più fornire indicazioni sulle abitudini prescrittive dei medici.
Per quanto riguarda il percorso di crescita culturale del cittadino-utente, gli incontri sul consumo critico dei farmaci organizzati dal Gruppo “Salute è Benessere “ del Quartiere 4, oltre che a costruire  nei cittadini una maggiore consapevolezza nell’uso dei farmaci, sono finalizzati anche ad altre azioni positive: in primo luogo alla migliore conoscenza dei farmaci e di conseguenza ad instaurare un rapporto ottimale col proprio medico di famiglia ed infine un rapporto fiduciario anche col farmacista nella veste di esperto del farmaco e non soltanto in quella di venditore di medicinali, prodotti sanitari ed affini.