13 GENNAIO 2005
– INCONTRO CON LA COMMISSIONE AMBIENTE DEL COMUNE DI FIRENZE –
“ IDEE CONCRETE PER L’APPLICAZIONE DI UN SISTEMA DOMICILIARIZZATO DI RACCOLTA DEI RIFIUTI “
DI ROSSANO ERCOLINI.
Il presente contributo è rivolto innanzitutto agli “amministratori di buona volontà” dotati di spirito innovativo e lungimiranti, esso vuole raccogliere in un “pacchetto” sintetico una serie di interventi e di provvedimenti facenti parte integrante di una strategia per:
- RIDURRE I RIFIUTI
- FAVORIRE IL COMPOSTAGGIO E IL RICICLAGGIO
- MINIMIZZARE GLI SMALTIMENTI.
Assumere questo percorso significa intraprendere la strategia “Rifiuti Zero” che rappresenta l’approccio più moderno e responsabile nell’affrontare la questione dei rifiuti.
Innanzitutto va sfatato il “pregiudizio” secondo cui i comuni non possono intervenire efficacemente per prevenire la formazione dei rifiuti. E’ certo vero che molti interventi da attuare in tal senso devono coinvolgere il Parlamento, i governi e gli aspetti legislativi in modo da rendere “cogenti” interventi per la diminuzione degli imballaggi, l’allungamento del ciclo di vita dei prodotti e più in generale per favorire (anche con incentivi) produzioni pulite attente a ridurre flussi di materia e di energia coniugando responsabilità ed efficienza.
Tuttavia ciò non deve costituire un alibi per le amministrazioni comunali che ai sensi dell’art. 21 del Dlgs 22/97 sono titolari della “privativa” sui rifiuti urbani e su quelli eventualmente assimilati, potere che pone il comune nella condizione di poter attuare iniziative volte a minimizzare i flussi di rifiuti di propria pertinenza.
Questi sono gli aspetti decisivi per “governare” in modo virtuoso il problema rifiuti coniugando le ragioni dell’ecologia con quelle della necessità di risparmiare sui bilanci comunali rendendo più leggera la tariffa per i cittadini.
RIDURRE GLI IMBALLAGGI: CHE FARE ?
Attivare un tavolo con le categorie commerciali con il prioritario coinvolgimento della grande distribuzione allo scopo di definire un accordo di programma che miri alla riduzione degli imballaggi: in particolare l’obiettivo è quello di indirizzare verso pratiche di riuso dei contenitori come per esempio sta avvenendo nella provincia di Bolzano dove è stato introdotto il sistema del vuoto a rendere (take back), come del resto avviene in molti stati degli U.S.A. e nel resto d’Europa (Germania, Austria, Belgio, Olanda, Finlandia, ecc). Sistema che nell’anomalia italiana non è previsto dalle leggi nazionali se non nella forma debole degli accordi di programma volontari, sulla base di queste esperienze si può prevedere l’utilizzo di bottiglie per il latte in policarbonato (un tipo di plastica riutilizzabile all’infinito) e bottiglie multistrato per l’acqua e per altre bibite. Ma si possono prevedere ulteriori interventi che riguardano le modalità di imballaggio sia nei magazzini anche per ridurre gli spazi occupati ricorrendo a cartoni ad alta capacità di deformazione (mould paper) sia nei confronti dei consumatori che invece di acquistare in vaschette e pellicole plastiche ricavate dal petrolio potrebbero servirsi di buste in mater-bi, riutilizzabili anche per la raccolta differenziata “porta a porta”. In particolare questo accorgimento potrebbe essere adottato nelle aree di confezionamento “fai da te” della frutta e della verdura.
Per dare senso e spinta a questi interventi (come già avvenuto: in alcune zone del Veneto) si deve ricorrere anche ad incentivi che premino attraverso l’attribuzione di marchi ecologici le imprese più sensibili, ma è soprattutto il sistema tariffario la leva da utilizzare in modo da premiare le utenze impegnate a minimizzare gli scarti. Naturalmente ciò è possibile solo domiciliarizzando il servizio in modo da ricorrere al sistema tariffario “you pay as you throw” e cioè commisurato ai rifiuti prodotti.
Tale direzione, per analogia, può riguardare anche altre “utenze speciali” quali aziende produttive, uffici, mense pubbliche, l’accordo di programma dovrebbe prevedere anche l’individuazione di obiettivi minimi di riduzione su scala annuale e concordati con il “soggetto gestore”. Una volta raggiunti farebbero scattare i marchi per i singoli esercizi. A questo tavolo dovrebbero, beninteso, essere presenti le associazioni dei consumatori nonché le associazioni dei cittadini interessate.
ASSIMILARE O NON ASSIMILARE: QUESTO E’ IL PROBLEMA.
I dati statistici forniti da CISPEL Toscana parlano chiaro: la Toscana è la regione che in Italia fa registrare il più alto tasso di aumento dei rifiuti negli ultimi 7 anni (circa il + 30%) raggiungendo il non invidianile primato nella produzione media pro-capite degli stessi, ciò è avvenuto in conseguenza di scelte incaute di assimilazione operate da quasi tutte le amministrazione toscane.
Occorre riflettere su questo prendendone le distane. Infatti ciò ha significato da un lato estendere la base impositiva a favore dei comuni chiamati, sulla base del decreto Ronchi, a coprire il 100% dei costi legati alla raccolta-smaltimento-spazzamento; dall’altro il costo di questa operazione è stato quello di far convergere nello stesso sistema di raccolta e di smaltimento rifiuti provenienti dalle imprese aumentando in modo incontrollato i quantitativi da smaltire gravando sulla tariffa dei cittadini e vanificando i benefici derivanti dalle raccolte differenziate non in grado di invertire i processi di crescita dei flussi da trattare e da smaltire. Questo “quadro patologico” ha impedito il raggiungimento degli obiettivi minimi di riduzione dei rifiuti (-5% rispetto ai quantitativi del 1997) previsti dalla vigente normativa regionale. L’assimilazione può essere una scelta positiva (alternativa l’autosmaltimento) solo se avviene in presenza di un doppio e separato circuito di raccolta che preveda il ritiro del monte RSU(rifiuti solidi urbani) ed un ulteriore “giro” porta a porta per le utenze speciali e per le aziende.
LA CHIAVE DI VOLTA PER “GOVERNARE BENE” IL PROBLEMA E’ LA ELIMINAZIONE GRADUALE DEL CASSONETTO STRADALE che, soprattutto nella forma di megacontenitore (3600 …), rappresenta una potente calamita per conferimenti di tutti i tipi, compresi quelli impropri o illeciti. I dati statistici, ben raccolti dai tecnici della Scuola Agraria del parco di Monza, dimostrano che, superando il sistema stradale, si ottengono automatiche riduzioni dei rifiuti dell’ordine del 15-20%.
In un quadro di domiciliarizzazione del servizio e di tariffazione “puntuale” la stessa pratica dell’autosmaltimento per conto terzi da parte delle aziende potrebbe essere preferibile all’ assimilazione selvaggia fin qui attuata in Toscana.
APPLICAZIONE DEL PASSAGGIO TASSA-TARIFFA.
Anche questo è un punto chiave per chiamarsi fuori dalla “inciviltà dei rifiuti”. Esso deve assolutamente riconoscere (per motivi di equità) e rinforzare (per incrementare la responsabilità civile) le pratiche virtuose di riduzione dei rifiuti da smaltire. E’ questa la direzione prevista dallo stesso art.49 del dlgs 22/97 che definisce sistemi di calcolo tariffario almeno per circa il 50% (quota variabile), basati sui quantitativi dei rifiuti prodotti dalle singole utenze definiti anche su base “volumetrica”, riferita cioè alle frequenze di svuotamento del contenitore del “secco non riciclabile”; così il cittadino viene coinvolto in un processo che mette nelle sue mani, e in un certo senso nel suo portafogli, la soluzione del problema, e da esperienze nazionali ed europee si ricava una risposta nettamente positiva delle utenze a questa svolta. Ma anche laddove il sistema di tariffazione non è ancora calcolato su base “puntuale” o non è generalizzato sull’intero territorio comunale si possono adottare degli incentivi che comunque rinforzino positivamente i comportamenti virtuosi. Questi possono riguardare sia le utenze familiari sia quelle speciali. Oltre ai riferimenti già contenuti nella parte dedicata alla riduzione si può prevedere un congruo sgravio fiscale per le famiglie che adottano l’autocompostaggio familiare (30%), che conferiscono materiali riciclabili (carta-legno-metalli-vetro) presso le stazioni ecologiche da rendersi facilmente accessibili, inoltre, seppur nei limiti di una contabilità “presuntiva”, si può provvedere a premiare un quartiere o un’intera zona del comune che rispetto alle altre zone abbia raggiunto obiettivi di riduzione e di recupero migliori.
COME ORGANIZZARE IL SISTEMA DI RACCOLTA DOMICILIARIZZATO PRESSO LE UTENZE FAMILIARI.
Esistono fondamentalmente 2 modalità (in parte complementari).
La prima, in atto con rese efficaci nei comuni del consorzio “Milano est”, è basata sulla consegna alle utenze di sacchi trasparenti in mater-bi (uno per l’organico, uno per il secco riciclabile e uno per il “resto”). Questa modalità ha trovato delle “rigidità” nella necessità di vincolare l’utenza a delle fasce orarie per la raccolta, la cui frequenza è di tre volte a settimana per l’organico e 2 volte per il “resto”. Il sistema per “sacchi trasparenti” ha trovato alcuni limiti nella resa nei condomini a sviluppo verticale (anche a fronte di risultati molto positivi nel caso di Monza). Gli obiettivi di raccolta differenziata raggiunti con questo sistema sonocomunque dell’ordine del 60-70%, soprattutto in comuni inferiori a 50.000 abitanti. Altro aspetto, che appare più una strumentalizzazione dei nostalgici del cassonetto che una critica fondata, ha riguardato il decoro della città che risulterebbe compromesso dall’abbandono dei sacchi durante le fasce orarie. Si potrebbe rispondere che proprio al contrario sono i cassonetti stradali a compromettere il decoro urbano con il loro corollario di sacchi lasciati fuori dagli stessi.
Comunque, anche in risposta a questi rilievi,si va estendendo una modalità di “porta a porta” ancora più efficace di quella descritta. E’ quella,per intendersi, adottata dal Consorzio Priula in provincia di Treviso che raccoglie 22 comuni con 205.000 abitanti, e che ricalca, peraltro, il sistema utilizzato anche nella città di San Francisco (790.000 abitanti).
Viene distribuito in comodato gratuito un “kit” di piccoli contenitori carrellabili di vari colori , in genere tre: uno per il “putrescibile”, uno per i riciclabili e uno per il “resto”. A questi contenitori può essere aggiunta una “borsa” per i materiali cartacei. La frequenza di svuotamento dell’umido è di due o tre volte la settimana e il ritiro avviene secondo giorni prestabiliti di fronte alle residenze.
Il ritiro del “resto” viene effettuato “su richiesta” cioè la frequenza di svuotamento è direttamente legata alla produzione dei rifiuti non riciclabili delle utenze che minimizzandoli possono richiedere “rari” svuotamenti, il contenitore svuotato è dotato di un trsponder che identifica e registra gli svuotamenti avvenuti. Ciò concorre in modo determinante alla formazione della tariffa secondo il principio già citato del “you pay as you throw” (paghi a seconda di quanto butti). Una recente indagine “customer satisfaction” (soddisfazione del cliente) svolta nelle aree dove viene effettuato questo servizio fa registrare oltre il 70% di gradimento anche perché “le strade senza cassonetti sono più pulite e ordinate” (vedi notiziario di dicembre 2004- marzo 2005 della Scuola Agraria del Parco di Monza).
I sistemi descritti possono poi permettere una notevole flessibilità e gradualità di attuazione. Per esempio, inizialmente, sia con il sistema dei sacchi trasparenti sia con quello dei bidoncini, si può partire con la raccolta “ porta a porta”di due tipologie di scarti a patto che esse prevedano i residui organici ed il “resto”. Gli altri materiali come il vetro, la plastica, le lattine e la carta si può prevedere di continuare a raccoglierli attraverso i contenitori stradali, intensificati nel numero e quindi più accessibili alle utenze.
Si può andare incontro ad esigenze più graduali di riconversione del servizio. Occorre anche ricordare che il conferimento nelle campane del vetro (o del multimateriale) e della carta ha già rese apprezzabili anche con i contenitori di “prossimità”. Integrando il servizio domiciliare di borse o sacchi per collocarli provvisoriamente i materiali in questione, si può incontrare un successo vicino alla raccolta porta a porta.
L’obiettivo prioritario deve essere quello di recuperare l’umido evitando così di “contaminare” gli altri scarti, così come la raccolta del “resto non riciclabile” consente di identificare la quantità dei rifiuti prodotti dalle singole utenze rapportandovi la tariffa puntuale.
LA PERSONALIZZAZIONE DEL SERVIZIO ALLE UTENZE SPECIALI E ADEGUATA RISPOSTA AI FLUSSI TURISTICI.
L’estensione del “porta a porta” al comparto commerciale risulta ancor più semplice in quanto, a seconda dell’attività svolta, gli esercizi possono essere forniti di contenitori indispensabili (es: bidone per l’organico per fiorai, ristoranti, fruttivendoli); per l’organico e multimateriale per bar e pasticcerie; per la carta per i negozi di abbigliamento, ecc. Per quanto riguarda la grande distribuzione risulta già ora obbligatorio possedere un insieme di contenitori scarrabili per tutte le tipologie di scarti. Risulta auspicabile incentivare con sgravi fiscali le imprese che ricorrono a presse verticali per ridurre le volumetrie dei materiali raccolti (cartoni in primis) con conseguente riduzione delle frequenze di svuotamento a carico dell’azienda di raccolta, infine il problema di un adeguato intervento rivolto ai flussi turistici.
L’esperienza di Venezia ci insegna che già al momento dell’accoglienza, i turisti possono essere dotati di buste in mater-bi anche ad uso di promozione dell’immagine della città, gli stessi cestini posti nei centri storici possono essere “multiscomparto” mirando a separare il “secco” dall’umido. Inoltre, considerando su base statistica i “picchi” delle presenze turistiche, occorre individuare i periodi in cui rafforzare il sistema di raccolta presso le utenze speciali (ristoranti, alberghi, bar, pub, mercati) con eventuali nuovi contenitori e con un adeguata campagna d’informazione che coinvolga attivamente le categorie commerciali e l’ APT.
COSTI DEL SISTEMA “PORTA A PORTA”
Considerando che il “centro del sistema” si sposta dalla fase dello smaltimento a quello della raccolta e svuotamento dei contenitori ne deriva una “maggiore spesa” nella fase di ritiro dei rifiuti e un drastico ridimensionamento dei costi delle fasi residuali. In uno studio di Federambiente del 2003 che analizza in modo comparato i vari sistemmi di raccolta, si afferma che nei contesti dove i costi di smaltimento superano 75€ a tonnellata, l’applicazione del porta a porta consente di ridurre i costi del servizio di almeno un 10% rispetto ai modelli centrati sui cassonetti stradali.
I costi della stessa fase di raccolta non devono essere enfatizzati, in quanto i mezzi adoperati prevedono minori costi d’investimento rispetto ai compattatori e alle macchine lava cassonetti. Lo stesso personale coinvolto, in genere di 2° e 3° livello può consentire un contenimento dei costi. Naturalmente non si tratta di risparmiare “sulla pelle” degli addetti, al contrario diventa fondamentale coinvolgere i lavoratori e le organizzazioni sindacali con adeguati corsi di formazione rivolti ad una migliore comunicazione con gli utenti e con incentivi di produttività man mano che i risultati raggiunti progrediscono.
Occorre anche porsi il problema di come riconvertire l’uso del parco automezzi esistente una volta introdotto il sistema domiciliarizzato. I compattatori possono continuare a svolgere la loro funzione nelle zone meno densamente popolate, nelle quali incrementare i contenitori stradali per la raccolta differenziata.
Aumentando la “resa” dell’intercettazione dei vari materiali i ricavi derivanti dal consorzio nazionale degli imballaggi (CONAI) diventano significativi. Poi, laddove vi siano impianti di valorizzazione del compost di qualità o di altre tipologie di scarti, si possono “spuntare” risultati economici non trascurabili in grado di coprire, almeno in parte, i costi di raccolta. Ma è dalla “voce” del “mancato smaltimento” che arrivano le “notizie” più positive.
Dal panorama delle esperienze in corso applicate “a regime” si ottengono riduzioni attorno al 70% degli smaltimenti con risparmi macroscopici che consentono di compensare i maggiori costi di raccolta e di ottenere un saldo positivo.
Dentro questo quadro assumono un valore rilevante la realizzazione di mercatini dell’usato e di centri di riparazione e di riuso, che, raccogliendo e recuperando beni durevoli, non solo possono rappresentare occasione di impiego ma soprattutto centri attivi di educazione verso modalità di consumo più equilibrati e stili di vita più responsabili.
IL SISTEMA IMPIANTISTICO.
Il ricorso alla tecnologia impiantistica deve rappresentare una specie di “protesi” del sistema di raccolta selettiva, esso deve essere volto a valorizzare i materiali recuperati trasformandoli in materia prima da reintrodurre nei cicli agronomici ed industriali. Quella che si propone è una FILIERA DEL RECUPERO in grado di produrre un rilevante risparmio energetico ed un minor prelievo di materia vergine (zaino ecologico). Ciò che appare necessario è un sistema di piattaforme che sia funzionale alla priorità di “sottrarre” materiali allo smaltimento.
IL TRATTAMENTO DEL “RESTO”
Ciò che rimane deve essere ulteriormente trattato con lo scopo di recuperare ulteriori frazioni riciclabili sottraendole comunque alla discarica. Stiamo parlando di un sistema di screening che permetta, attraverso un nastro trasportatore, di intercettare, in parte manualmente e in parte per via elettromeccanica e balistica, ancora cartoni non contaminati, metalli, vetro, legno, plastiche e soprattutto eventuali barattoli di vernici, pile, medicinali anche per minimizzare la pericolosità di ciò che verrà inviato alle successive fasi di trattamento. A questo punto il “resto” verrà inviato ad una linea di biostabilizzazione per trasformare i residui a base organica (non solo residui alimentari o vegetali ma anche i materiali cartacei contaminati ed il legno) in frazione organica stabilizzata (FOS). Tale frazione può essere utilizzata per ripristini ambientali, per ricoperture di discariche oppure posto in discarica senza grandi problemi.
Ciò che rimane sono: plastiche non riutilizzabili, inerti eterogenei, e rifiuti le cui modalità produttive non ne consentono un recupero privo di rischi ambientali (tetrapack-poliaccoppiati) che, in un lasso di tempo ragionevole, devono quindi essere sostituiti.
In termini quantitativi quando parliamo di “RESTO SUCCESSIVO ALLE RACCOLTE DIFFERENZIATE” parliamo di NON PIU’ DEL 30-35% DEL TOTALE INIZIALE.
Di questo, mediamente, non più della META’ (15-20% del totale) dovrà essere “costipato” in DISCARICHE PER SOLI MATERIALI SECCHI e considerate discariche AD INTERIM da utilizzare con estrema parsimonia allo scopo di raggiungere l’obiettivo di “AZZERARE I RIFIUTI NON RICICLABILI” di pari passo a migliori prestazioni delle industrie nel produrre merci e imballaggi attraverso sistemi di progettazione dei beni che “incorporino” i costi ambientali.
Nel caso del ricorso agli inceneritori ricordiamo che sarebbe comunque necessario collocare PIU’ DEL 30% dei rifiuti derivanTi dalle pericolosissime polveri e ceneri in discariche ad alto tasso di tossicità.
PANORAMA DELLE ESPERIENZE IN CORSO IN ITALIA.
- Provincia di Treviso con il 70,01 di RD (raccolta differenziata) dei 22 comuni del consorzio Priula, 12 di questi 22 comuni superano il 70% di rd
- Asti, dove nelle zone coinvolte nel “porta a porta” (circa il 70% della città) si raggiunge il 74% di rd
- Verbania con il 52% di rd
- Bergamo-Lecco-Vicenza superano il 50% di rd
- Torino, dove in molti comuni della provincia si raggiungono quote di rd rilevanti: Chieri 70%, Volpino 65%, Rosta 68%, Barone Canavese 80%, Pregandoli 78,5%. Tutti questi comuni hanno un numero di abitantiche va dai 5000 ai 30.000 abitanti.
- Ricordiamo inoltre i comuni del consorzio Milano Est che raggiungono più del 60% di rd, di Padova, di Venezia dove è in corso una interessante sperimentazione su più di un migliaio di utenze.
- In Toscana il sistema “porta a porta” è ancora poco diffuso ma dove è in corso, come a Pisa, o dove è stato sperimentato ha raggiunto risultati in linea con quelli nazionali. A Pisa appunto, in due quartieri (12.000 abitanti su 92.000) si è raggiunta una raccolta differenziata del 70%, a capannoni (Lucca) nel 2000 in un’area che riguardava circa 2000 utenze si registrò il 76% di rd.
- Anche nel sud Italia, a dispetto dei “pregiudizi”, nell’ottantina di comuni coinvolti in sistemi “porta a porta” i risultati ricalcano, nelle prestazioni di raccolta differenziata, quelli sopra riportati.