Pd, obiettivo ottomila circoli

ANDREA ORLANDO *

La nascita del Pd ha mutato il quadro politico, assai più di quanto fosse prevedibile. Il Pd è riuscito ad essere una forza popolare e un elemento di stimolo alla riforma della politica.
Lo prova il fatto che per nessun soggetto politico significativo è stato possibile restare immobile e uguale a se stesso. Dopo molti anni passati ad inseguire Berlusconi sul terreno dell'innovazione politica, è oggi Berlusconi ad inseguire noi. Dobbiamo mantenere questo vantaggio nella costruzione del partito. Una forza politica in grado di stare nella società e di fare entrare la società e le sue domande in sé, senza eccessive mediazioni.
In questo senso è fondamentale lo strumento dei forum tematici, sedi di confronto aperte anche a chi non aderisce al partito e però ritiene utile proporre le proprie idee in un dibattito funzionale a istruire decisioni politiche. I forum non devono essere articolazioni del partito ma devono essere sedi autonome, presenti sulla rete, capaci di promuovere discussioni, momenti formativi e persino campagne distinte da quelle del partito. Penso sia fondamentale che ne nascano molti e presto.
Un partito dei cittadini. Costretto in ragione di un sistema di regole a rendere conto ai cittadini del proprio operato e che anzi rimette a loro una serie di decisioni per evitare il rischio fatale dell'autoreferenzialità. Dobbiamo individuare regole ed istituti che garantiscano e rendano effettivi i diritti degli elettori mediante la costituzione di un albo.
Un partito radicato, con i piedi a terra. Un partito cioè presente in tutto il paese che costituisca una rete di vie d'accesso al confronto per i cittadini che intendono dedicarsi all'impegno aderendo al partito.
La terza dimensione nella quale deve vivere il Pd è quella delle rappresentanze istituzionali. La scelta di ricorrere alle primarie per tutte le cariche monocratiche e a forme partecipate di decisione per la formazione delle liste porrà problemi inediti nel rapporto eletti-partito e nella definizione dei reciproci campi di autonomia.
Alcuni paletti tuttavia vanno piantati sin da ora. Da subito va, infatti, chiarito l'obbligo degli eletti a tutti i livelli a contribuire al finanziamento del partito. Si deve affermare il principio di maggioranza come regola per la definizione delle posizione dei gruppi Pd.
Lo statuto definirà nel dettaglio l'architettura di quest'organizzazione. I capisaldi però li abbiamo definiti con i fatti. Il 14 ottobre abbiamo dato vita ad un partito fortemente connotato dalla partecipazione diretta dei cittadini. Credo sia difficile pensare che a statuto approvato verrà meno il loro coinvolgimento nella scelta di una parte significativa dei gruppi dirigenti e delle candidature.
Lo statuto oggi deve definire un equilibrio tra partito dei cittadini elettori e partito degli aderenti che si colloca tra queste due negazioni: non possono essere solo gli aderenti ad assumere le decisioni, gli aderenti non possono avere gli stessi diritti dei semplici elettori.
È questo quid pluris che va definito, un quid pluris che deve essere commisurato al riconoscimento che si dà al volontariato politico.
Questa definizione è l'esercizio più difficile e insieme più innovativo che siamo chiamati a compiere. E se è del tutto certo che un congresso ci sarà non è affatto scontata la natura del congresso. Soltanto rispondendo a questa domanda infatti sarà possibile definire un passaggio decisionale che definisca la piattaforma e l'assetto definitivo dei gruppi dirigenti.
Dal 14 ottobre molto lavoro è stato fatto.
Si è dato un assetto dei gruppi dirigenti centrali funzionale alla fase costituente, si sono insediate e hanno iniziato a lavorare le commissioni che proporranno all'assemblea costituente la base per concludere il percorso, il partito ha una sede ed un simbolo. Sul territorio si sono insediate le platee regionali e quelle provinciali per l'elezione dei coordinatori provvisori.
Per tutto il mese di gennaio, sulla base del deliberato dei segretari regionali, lavoreremo insieme per costruire il partito in tutto il territorio nazionale. L'asticella non è sui numeri del 14 ottobre, esperienza non facilmente replicabile, ma sulla presenza territoriale di Ds e Margherita. L'obiettivo in questa prima fase della costituzione di almeno 8500 circoli si pone al di sopra delle 6800 sezioni dei Ds (è evidente che in questo caso la somma del numero dei circoli non avrebbe senso) e implica la presenza del Pd in ogni comune. Il processo di costituzione dei circoli inizia con la consegna degli attestati che saranno ritirati personalmente. Ed è fondamentale che l'adesione almeno in questa fase sia legata al luogo del voto e quindi alla residenza per evitare legami a singoli esponenti o a gruppi. L'attestato può costituire l'occasione per una prima richiesta di sostegno finanziario. In seguito alla consegna si procederà alla convocazione delle assemblee dei fondatori per la costituzione dei circoli. Le assemblee eleggeranno i delegati alle platee comunali ed integrando quelle provinciali. A marzo si terranno le primarie che costituiranno l'organizzazione giovanile del Pd: nelle prossime settimane si partirà con una apposita campagna.
Abbiamo bisogno di mettere rapidamente radici perché sarebbe illusorio pensare che un processo di questa portata non generi contraccolpi più o meno immediati. Radici salde sono la condizione per difendere l'autonomia della politica dagli interessi particolari.
* responsabile organizzazione Pd