Venerdì 23 Novembre
Laicità in politica, laicità nelle leggi dello stato:
il Partito Democratico alla prova dei fatti...
partecipano: Luciano Zannotti - Giuseppe Matulli
introduce: Luisella Salimbeni

Relazione di Luisella sull'incontro

Introducendo l' incontro si è sottolineato uno degli elementi che caratterizza la nascita del PD, ovvero la dichiarata disponibilità dei proponenti e di tutti coloro che vi hanno aderito ad andare oltre le proprie barriere ideologiche, a superare vecchie contrapposizioni e diffidenze, a portare avanti un progetto che coinvolge soggetti che finora hanno percorso strade parallele senza mai incontrarsi. L'obiettivo è quello di dar vita ad una forte aggregazione di persone che antepongono l'interesse generale del Paese a quello individuale o di singole categorie, riducendo la frammentazione sociale che ha caratterizzato questo periodo, dando spazio a forme di coesione e solidarietà civile, solo così possiamo cominciare a parlare di cambiamento della politica italiana.

Ed è con questo spirito che deve essere affontato il tema della laicità, argomento che non a caso è stato finora un po' trascurato, nel timore di affrontare argomenti che possono creare dissensi e difficoltà: certamente in questi anni si sono presentate tante problematiche (dall'insegnamento della teoria evoluzionista nella scuola, alla fecondazione assistita, alle coppie omosessuali, ai Dico) che ci hanno visto divisi.

Adesso è necessario trovare una sintesi costruttiva delle diverse posizioni, fondata su quella base comune di valori che in Italia sono stati espressi nelle tradizioni socialista e cattolico-sociale e che sono presenti nella prima parte della Costituzione italiana.

 

L. Zannotti, presentando il concetto di laicità come cardine della cultura occidentale, ha precisato che nelle nostre leggi non si parla mai di laicità, non c'è alcuna disposizione né ordinaria né costituzionale che faccia espresso riferimento a questo principio e tuttavia questo non ne indebolisce la portata.

E' stata infatti la Corte costituzionale a dare consistenza all'espressione Stato laico, rimasta a lungo confinata nel dibattito teorico, con la sentenza n. 203 del 1989 in cui ha riconosciuto il principio di laicità come uno dei profili fondamentali della forma del nostro Stato democratico e repubblicano. Da questa pronuncia della Corte – la prima e la più importante in materia – si possono ricavare tre elementi legati da un rapporto conseguenziale:

a) che il principio di laicità è incompatibile con quello di religione di Stato;

b) che il principio di laicità non implica indifferenza dello Stato, il quale invece proprio in nome di tale principio deve porsi – dice la Corte – al servizio di tutti i bisogni socialmente rilevanti, di ogni esigenza concreta della coscienza civile e religiosa dei cittadini;

c) che il principio di laicità corrisponde all'impegno di tutte le istituzioni pubbliche a garantire la salvaguardia della libertà religiosa all'interno di un regime complessivo di pluralismo confessionale e culturale.

Dopo un periodo lunghissimo di silenzio oggi sul tema si moltiplicano i convegni, frequenti sono gli articoli sui quotidiani, numerosa la letteratura. Nessuno più ama definirsi sinceramente clericale e in tanti fanno professione verbale di laicità e in questo concetto continuano contrapporsi ed operare molteplici significati di valore ideale e di natura politica. Il diritto ha svolto un ruolo decisivo nel far uscire dal dibattito teorico il principio di laicità e nell'attribuire ad esso un significato più preciso, ma nessuna norma o sentenza può davvero fermare il corso della storia e opporsi alla realtà delle cose.

La neutralità positiva dello Stato, quale forma del principio di laicità affermata dalla Corte costituzionale nella sentenza del 203/1989, può così finire per essere contraddetta trasformando lo Stato a strumento delle opzioni religiose e culturali più forti, di quelle che riescono ad essere maggioritarie, rischiando poi davvero che il sistema degeneri a pluralismo di regime: a ben guardare il problema si è già verificato con l'approvazione della legge sulla fecondazione assistita che ha invertito la tendenza al riconoscimento delle scelte individuali nel campo della sessualità in favore di una visione etica da imporre a tutti.

 

 

Matulli ha iniziato il suo intervento rivendicando l'atteggiamento di laicità presente già ai primi del ‘900 in Don Sturzo quando cominciò a pensare alla formazione del Partito Popolare ancor prima che il Non expedit venisse definitivamente abrogato da Benedetto XV .

In Italia esiste una tradizione di cattolici liberali e democratici che hanno fatto della coesistenza della loro fede con i principi di libertà e di democrazia un problema di coscienza, operando in maniera autonoma e responsabile. Lo stesso De Gasperi ha assunto in varie occasioni posizioni non in linea con le direttive del Vaticano. Erano tempi in cui la politica si poteva permettere una maggiore fermezza nella difesa dei valori di laicità, fermezza che ora sembra vacillare di fronte a certe prese di posizione della gerarchia cattolica. Adesso la politica è più debole, la frantumazione del sistema politico produce cautele e difficoltà da parte dei partiti ad affrontare questioni che potrebbero suscitare dissensi e reazioni nei vertici della Chiesa.

Non è in discussione il diritto della Chiesa di esprimersi sulle questioni che riguardano il destino degli uomini, sui temi “eticamente sensibili“ ma il politico cattolico non ne deve essere totalmente condizionato, sapendo distinguere tra il Bene morale proclamato dalla Chiesa e il Bene comune, obiettivo di chi è impegnato nelle Istituzioni dello Stato.

Il PD ha il compito di mettere insieme cattolici e laici per affrontare i problemi del Paese cercando sintesi più avanzate, nella convinzione che nessuna delle due culture storiche è di per sé autosufficiente ma ciascuna ha bisogno dell'altra per completarsi.

 

 

Nel dibattito che è seguito ai due interventi sono stati sottolineati vari aspetti: la presenza nel mondo cattolico di posizioni molto differenziate sul tema della laicità, sono state ricordate personalità che hanno contribuito alla crescita e alla realizzazione di una politica veramente democratica, si è parlato delle novità portate dal Concilio Vaticano II, dalla teologia della Liberazione, dai cattolici del dissenso, realtà che però non hanno trovato e non trovano attenzione né sufficiente ascolto nel mondo politico. E stata posta l'attenzione sul mondo della scuola e sulle contraddizioni che si vivono al suo interno a proposito dei finanziamenti a scuole private, all'immissione in ruolo di docenti designati dalla Curia, all'insegnamento della religione cattolica.

E' emersa l'esigenza di una riflessione non superficiale sui temi su cui deve costruirsi il PD, auspicando la valorizzazione del lavoro dei forum tematici che si sono tenuti a Firenze (tra i quali anche quello sulla laicità) come momenti di confronto culturale approfondito fra le tante esperienze che oggi arricchiscono questo nuovo partito.

E' stata affermata la necessità di privilegiare in questo momento l'ascolto, la ricerca del dialogo, pensando di non possedere tutte le risposte ma confrontandosi con tutti coloro che si sforzano di trovare soluzioni che tutelino davvero ogni uomo nella sua interezza.