L'incontro è stato caratterizzato oltre che dall'interesse dell'argomento anche dalla grande vivacità di Luciana Castellina che ha saputo tracciare in modo assai incisivo quale sia lo stato del processo di integrazione europeo.
Uno stato condizionato da una sorta di "peccato originale" allorchè fin dalla nascita della comunità fu decisa una politica di piccoli passi gestita da un èlite ristretta di tecnocrati piuttosto che la ricerca di un reale coinvolgimento popolare visto più come rischio che come opportunità.
Una Europa dunque nata e poi sviluppatasi come organismo intergovernativo,
luogo di mediazione fra i vari Stati nazionali attraverso la Commissione Europea (i cui commissari vengono direttamente nominati dai governi) ed i consigli interministeriali (insieme dei ministri relativi ai vari dicasteri nazionali).
Un Europa inoltre che si è sviluppata assumendo scelte economiche sempre più stringenti in campo neo-liberista (un esempio citato è stato quello della mancata assunzione di comuni politiche fiscali allorchè si introdusse la libera circolazione dei capitali) e che progressivamente ha teso ad incidere sempre più sulla vita quotidiana dei cittadini senza che però venissero create chiare e trasparenti forme di verifica popolare.
Su questo punto ha molto insistito Luciana Castellina indicando quella della partecipazione dei popoli alla formazione delle istituzioni come il nostro obiettivo ed il motore per creare quella Europa della pace e del multilateralismo che ad oggi è solo, per tanti, una aspirazione.
I ritardi ed i limiti del processo di integrazione vanno sia a giudizio della Castellina che degli altri relatori individuati in buona misura anche e sopratutto nella mancata assunzione di una dimensione europea dei partiti politici nazionali - anche di sinistra - che hanno continuato a considerare anche l'unico momento di partecipazione, quello dell'elezione del parlamento europeo, quale prova del maggiore o minore consenso dei vari governi in carica.
In sostanza facendo si che il voto per il governo nazionale finisse per essere "in automatico" anche quello per l'Europa senza però essere accompagnato da una qualche riflessione sui temi fondamentali che ruotano intorno alle politiche comunitarie.
Interessante la parte del racconto di Luciana sulla nascita dei primi accordi economici in cui i leaders italiani (in particolare De Gasperi) dovettero difendere la costituzione italiana che considerata troppo "sociale" e poco garante del libero mercato rischiava di essere condizione di esclusione per l'Italia stessa. De Gasperi diede allora la garanzia ai suoi interlocutori che - come per prassi all'italiana - non sempre le leggi scritte sarebbero state poi applicate "in toto"...
Alla fine Luciana ci porge un mix di pessimismo ma anche di ottimismo. L'ottimismo che nasce dal fatto che oltre che dalla "gastronomia" (intesa naturalmente come amore per la buona cucina) che la Castellina indica un po' provocatoriamente come elemento unificante delle popolazioni europee, anche la ripulsa per il "mercato", inteso come inizio e termine di qualsiasi dottrina sociale e culturale trova una diffusione trasversale nelle diverse società nazionali.
La speranza dunque che la politica sappia riassumere il ruolo che le compete uscendo dalla logica del "mercato che non si tocca".
Un punto di partenza, dunque, questo che potrebbe permettere di far discendere dall'Europa un "modello sociale" diverso da quello statunitense tale da permetterci di affrontare le grandi sfide globali con qualche speranza di successo.
E' seguito un breve dibattito che ha coinvolto un pubblico non amplissimo (un po' più di 40 persone) ma assai partecipe ed interessato.
I promotori si sono impegnati a proseguire questa iniziativa di approfondimento sui temi dell'Europa in altre sedi ed in altre occasioni.
Ce n'è un gran bisogno visto che da un indagine presentata da Luca Raffini e fatta dall'Università sembra che i giovani fiorentini sentano come proprio spazio fisico di appartenenza in ordine: l'Italia, il mondo, il comune di Firenze, la regione Toscana, l'Europa, la provincia di Firenze.
Insomma per ora, come ha detto Luca con una battuta, l'Europa ha battuto solo Matteo Renzi...