Il 5 dicembre è scomparso Toni Comello, un grande attore ed un amico del circolo arci isolotto e dell'unità di base DS Ernesto Balducci. Di lui ricordiamo le splendide letture dantesche. Ricordiamo anche la sua umanità e quel modo diretto e vitale di rivolgersi agli altri. Il nostro impegno dovrà essere rivolto a proseguire sulla strada che lui ci aveva indicato. Legare la cultura classica da Omero a Dante all'attualità della vita quotidiana perchè alla fine ciò che rimane sono i valori umani. Solo pochi giorni fa mi aveva inviato le traduzioni che nel corso delle ultime sue "vacanze agostane" aveva personalmente fatto di alcune opere di Omero. Era un regalo di buon anno 2008 che lui faceva agli amici: "un anno - scriveva - che sarà come tutti e che vivremo come sempre con impegno ed onestà". Il circolo arci lo ricorderà quanto prima. un saluto leonardo di seguito biografia e ricordi che danno il senso del personaggio che Toni è stato...

TRA TANTE COSE CHE MUOIONO, IL TREBBO
È UNA DELLE POCHE COSE CHE RESTANO
Aldo Aniasi, 1999

in memoria di Toni Comello
Mogliano Veneto - 9 novembre 1926
Firenze – 5 dicembre 2007

Toni Comello è morto a 81 anni dopo averne spesi cinquanta a divulgare cultura come studioso, autore, traduttore, formatore, attore e regista. La somma sintesi della sua vita artistica rimane nelle sue Esplorazioni Dantesche.

A trent'anni dà vita, a Cervia, al Trebbo Poetico (trivium,  il punto d'incontro tra le vie del poeta, dell'attore e dello spettatore): incontri popolari di piazza in Italia e all'estero, spesso in presenza dei più grandi poeti italiani, Ungaretti in prima fila, dal ‘57 Presidente del Trebbo. Per ascoltare la Poesia spiegata e recitata da Comello con rigore e passione ma senza accademismi, confluiscono folle, composte da persone di ogni ceto e livello culturale, dai contadini agli intellettuali, dal Presidente della Repubblica ai minatori emigrati in Olanda.
A partire dal 1960 propone anche spettacoli-document ario su tematiche civili: Risorgimento, Resistenza, l'enciclica "Pacem in terris" di Roncalli, l'opera di Gramsci.

Nel 1965 si stabilisce a Milano, in via De Amicis 17, dove fonda il Centro di Lavoro Teatrale "Il Trebbo", instaurando un rapporto privilegiato con la Scuola e l'Università: diventa il teatro del '68 e prosegue nell'opera di avvicinamento ai grandi testi della letteratura italiana: Dante, Alfieri, Foscolo, Leopardi, Ungaretti, Montale.
Sono di questi anni i suoi spettacoli più memorabili: "Serva Italia", "Antigone", "Con atto e con parola".

Dal 1977 inizia a lavorare per la Scuola dell'obbligo, inventando "Le Favole della Realtà", spettacoli-lezioni- gioco su argomenti scolastici: imparare divertendosi, una scuola-in-movimento . Con un seguito tuttora enorme: in trent'anni di repliche hanno partecipato oltre un milione di scolari.
Il primo lavoro è un omaggio a Montale, che presenzia commosso a un incontro con centinaia di bambini che esponevano i propri disegni ispirati dallo spettacolo.
Nel corso degli anni crea una dozzina di lezioni-gioco (storia, matematica, scienze, musica), seguiti da 50.000 alunni ogni stagione, provenienti da ogni angolo della Lombardia. Negli ultimi anni arrivano al Trebbo maestre già venute da piccole. E da diverse stagioni altri gruppi teatrali mettono in scena "Le Favole della Realtà" a Torino, Bergamo, Firenze, Roma.

Toni Comello continua inoltre a girare l'Italia per far conoscere la Poesia ai giovani. Lo fa in bicicletta, fino a 75 anni, dal Salento alla Carnia alla Sardegna.
Quando smette di pedalare continua comunque a lavorare: licei e associazioni di tutta Italia continuano a richiedergli le sue Esplorazioni Dantesche. E, sentendosi ormai "pronto", dopo una vita passata a studiare la Divina Commedia, inizia a tradurre Omero e Virgilio.

Negli ultimi anni corona un suo sogno: stabilirsi a Firenze, lasciando parzialmente Milano, dalla cui Amministrazione non ha mai ricevuto la giusta considerazione (nel 1994 ricevette perfino lo sfratto dal Comune, che fu subito revocato a causa del fiume di lettere di indignata protesta, capofila il poeta Andrea Zanzotto, da personalità dello spettacolo, della cultura, della società civile e dell'università , oltre a migliaia di firme di presidi, professori, maestre, studenti e alunni di tutta Italia).
Supportato da studiosi europei e americani, mette in piedi a Firenze a ottant'anni, un centro di studi danteschi per proseguire la divulgazione della Divina Commedia agli studenti stranieri e italiani in gita scolastica, con il vigore e la precisione di sempre.
Fino all'ultimo in salute, muore a causa di un'improvvisa malattia.

Pervaso da integrità morale assoluta, non ha mai lavorato per lucro, rifiutando aiuti da privati che reputava indegni e non ricevendone mai da fondi pubblici.
Politicamente ha sempre manifestato il suo orientamento: P.C.I. prima, D.S. poi. Dopo le elezioni del 2001 per sdegno si auto-esiliò temporaneamente dall'Italia.
Mai alla ricerca di qualsiasi pubblicità e lontano dai clamori della cronaca, per cinquant'anni si è battuto in silenzio per educare generazioni di giovani.
Il Trebbo da lui fondato ancora resiste (dal 1993 si chiama proprio Centro di Resistenza Culturale), perché il lavoro che vi si fa è serio, onesto, intelligente e divertente. E per questo funziona e viene tanto apprezzato.

Vero e raro Maestro della Parola, Toni Comello è l'unico che abbia cercato di incarnare autenticamente Dante.
Chi ha avuto il privilegio di sentirlo
recitare sa che ci era riuscito.

SCELTA DI CITAZIONI DA OPERE ENCICLOPEDICHE
Da:
"Dizionario Enciclopedico Treccani", 1970, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, XII, p. 350
"trébbo s.m. [lat. trìvium] – Voce romagnola italianizzata (trébb) che significa (come il tosc. ant. trebbio) riunione di amici, incontro, veglia. Nel 1956 Toni Comello e Walter Della Monica iniziarono dei trebbi poetici, organizzati in una piazza o in una grande sala: letture espressive miranti a rinnovare il gusto del pubblico per la poesia antica e moderna".
Da:
Zenoni Paolo, "Dizionario teatrale di Milano", 1993, Milano, pubblicazione del Comune di  Milano e del APT del Milanese, p. 58
"Mentre, a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, giungono in Italia le prime, carbonare notizie sull'attività teatrale e di ricerca di personaggi come Jerzy Grotowsky ed Eugenio Barba, apostoli di una nuova fisicità nell'espressione teatrale, mentre si scopre "Il teatro e il suo doppio" di Antonin Artaud, in via De Amicis a Milano un attore solo e attento, serio e talentoso, pratica da tempo questi principi e tecniche, con la sua associazione teatrale Il Trebbo: lavora sulla voce come espressione di interiori armonie e disarmonie e come puro fonema, esercita l'espressività corporale secondo principi non ancora teorizzati (“Per un teatro povero” di J. Grotowsky ed “Alla ricerca di un teatro perduto” di E. Barba) ma da lui empiricamente e sperimentalmente praticati […]. Merita un posto di rilievo tra i più veri e genuini sperimentatori della scena milanese dell'ultimo trentennio".


SCELTA DI CITAZIONI DI POETI
E PERSONALITÀ DELLA CULTURA E DELLA SOCIETÀ
Il Trebbo è un atto non solo di amore per la poesia, ma di fiducia nel pubblico, che troppo spesso si sottovaluta e si svaluta: il pubblico dei poeti, come quello del teatro e di ogni arte.
Vittorio Gassman
Da:Lettera di Andrea Zanzotto datata 1994
"Molti sono quelli che hanno memoria degli inizi della bella avventura del Trebbo […] E Toni Comello fu di quegli anni il principale, instancabile animatore degli incontri poetici nelle piazze, strade, aie, allora con un consenso inimmaginabile di vere e proprie folle. Mutati i tempi egli continuò nella sua attività di educatore e suscitatore di interessi per il teatro, la poesia, varie forme di spettacoli e spettacolini; seppe offrire sempre rinnovate esperienze culturali ai giovani, così servendo (non solo in Italia) tutta la società […] restando sempre infaticabile e ricco di energie. In spirito di pura dedizione".

Da:La Fiera Letteraria (periodico di letteratura) , 8 febbraio 1959
Giuseppe Ungaretti (La voce più profonda):
"Quel Trebbo che per l'irruenza del cuore e le delicatezze dell'ingegno di Comello […] fa risuonare nelle piazze d'Italia, e torna a renderla familiare, la voce di mille anni di tradizione poetica italiana".
Salvatore Quasimodo (Consigli di popolo):
"Il Trebbo è una raffinatissima riunione popolare […] Toni Comello, aedo disperato […]. Veri consigli di popolo".
Diego Valeri (La voce prestigiosa) :
"La dizione di Comello mi ha fatto capire la mia poesia, come fosse di altri".
Giorgio Caproni (Applausi alla poesia):
"Il più straordinario anacronismo del secolo. Io non mi stancherò di benedirne l'istituzione" .

Da:Lettera al Sindaco di Milano il 13 maggio 1994, da Roma, firmata da:
Antonio Piovanelli, Attilio Bertolucci, Lucia Poli, Franco Quadri, Piera Degli Esposti, Cherif, Giuliano Montaldo, Florestano Vancini, Giuseppe Bertolucci, Bernardo Bertolucci e Giancarlo Cobelli.
"Il lavoro che Toni Comello ha svolto, in tutti questi anni, per promuovere e diffondere tra i giovani l'amore per la poesia, stimolando generazioni di attori alla pratica della parola poetica, è una testimonianza culturale e morale".

Da:Lettera di Renzo Vescovi, fondatore del Teatro Tascabile di Bergamo, al Sindaco di Milano, pubblicata da La Repubblica il 18 maggio 1994
"Appartato e talora scontroso ispido generoso e assoluto, Toni Comello va annoverato fra i pochi grandi Maestri viventi della parola scenica […] Maestria e grandezza artistica sono progressivamente fiorite sino al frutto del grande Maestro che Comello è ora diventato".

Da:Lettera di Jole Garuti, Presidente del Circolo Società Civile di Milano, al Sindaco di Milano, 6 giugno 1994
"Toni Comello ha educato generazioni e generazioni sia di bambini delle elementari sia di studenti delle scuole medie superiori ad amare la cultura, a farla propria, a sentirla come mezzo di elevazione personale".

Da:Lettera di Tiziano Rizzo al Sindaco di Milano, da Venezia 16 maggio 1994
"Toni Comello, personaggio unico nella cultura italiana del nostro tempo, come unica è l'istituzione vitalissima e feconda che egli da quasi trent'anni anima, con centinaia di spettacoli ogni anno".

SCELTA DI CITAZIONI
DAL MONDO DELLA SCUOLA E DELL'UNIVERSTITÀ
Ha aperto le nostre menti.
Lucia, scolara
Da: "Gara di solidarietà per il Trebbo", Corriere della Sera, 15 giugno 1994
"Si moltiplicano da tutta Italia i messaggi in difesa dell'attore- regista-factotum Toni Comello, noto soprattutto a insegnanti e scolaresche per le sue veementi interpretazioni della Divina Commedia. […] L'ordine a sgomberare è stato seguito da sacchi di posta indignata, diretta al sindaco Marco Formentini".

Da: Lettera di Annamaria Cascetta, docente di Drammaturgia Teorica, Università Cattolica del S.Cuore di Milano, pubblicata dal Corriere della Sera il 22 maggio 1994
"Il Trebbo diretto da Toni Comello [...] una delle  istituzioni culturali più rigorose, attive, seguite della città. Con la sua proposta di alto profilo artistico e culturale e di grande contenuto educativo, Il Trebbo serve infatti da molti anni un pubblico di migliaia di studenti della scuola elementare, media e dell'Università ai quali indirizza un egregio lavoro drammaturgico su testi chiave della poesia italiana e un vivace lavoro creativo mirato al pubblico dei più piccoli".

Da:Lettera di Sergio Secchi, prof. associato di Lingua e Letteratura francese alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Trieste (23 maggio 1994 all'Assessore alla Cultura del Comune di Milano)
"Per anni e anni, il Trebbo è stato un punto di riferimento invidiato da altre città: con un entusiasmo pari alla competenza e al talento, Toni Comello ha offerto al suo pubblico l'emozione della poesia […] la preziosa attività del Trebbo: una di quelle che segna nel tempo la fisionomia di una città".

Nella sua lettera al Sindaco di Milano (1 giugno 1994), Italo Antico, Preside del Liceo Artistico Statale Boccioni di Milano, definisce l'attività del Trebbo una "importante e insostituibile opera nella vita scolastica e culturale".
I docenti del Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci di Milano dichiarano, in una lettera del 18 maggio 1994, che, dato il connubio di "alto livello artistico" e grande "valore sul piano educativo e formativo" presente nel Trebbo, esso è oramai divenuto un'irrinunciabile 'istituzione' nel loro Liceo.
Anche dal Liceo Classico Manzoni di Milano (14 maggio 1994), dal Liceo Scientifico Cremona di Milano (17 maggio 1994) e dallo Scientifico Statale Casiraghi di Cinisello Balsamo (16 maggio 1994) e altri ancora, si alzano voci di protesta come questa del Liceo Artistico Statale I di Milano: "siamo indignati: vogliono far morire con una ingiunzione di 'sfratto' la voce della poesia che da 30 anni parla a generazioni di studenti, di insegnanti, donne e uomini".

SAPIA

MERCOLEDI' 7 FEBBRAIO 2007
Letture Dantesche

IL TEATRO DEL TREBBO
di Toni Comello
presenta
IL XIII CANTO DEL PURGATORIO


Esplorazione Dantesca

Il canto completo e relativo commento


Purgatorio XIII

Giunti alla sommità della gradinata, Dante e Virgilio si trovano nel secondo girone, ove si espia la colpa dell’invidia.

Esso è di circonferenza inferiore rispetto al primo e non vi compaiono né bassorilievi né disegni.

Al termine dell’invocazione di Virgilio al sole, i due poeti vedono venirsi incontro volando alcuni spiriti che, senza fermarsi, pronunciano, ciascuno, frasi diverse.

Il primo allude all’episodio delle nozze di Cana, il secondo si presenta come Oreste, un terzo infine parafrasa un versetto di Matteo: sono, secondo la spiegazione di Virgilio, in quanto esempi di umiltà, moniti contro il peccato dell’invidia.


Sedute lungo la parete rocciosa, Dante vede poi delle anime coperte di mantelli di panno ruvido e dello stesso colore livido della pietra, l’una appoggiata all’altra e tutte alla roccia, simili ai ciechi seduti vicino alle chiese a chiedere l’elemosina.

Esse hanno inoltre le palpebre cucite con un fil di ferro. Il poeta, commosso da quella vista, si rivolge agli espiandi chiedendo se tra loro vi sia qualche italiano.

Una gli risponde e comincia così il dialogo tra il poeta e la senese Sapia, zia di Provenzano Salvani e ascesa in Purgatorio grazie alle preghiere del francescano Pier Pettinaio: il canto si chiude con una profezia di quello spirito circa alcune fallimentari iniziative intraprese dalla sua città.

SAPIA

Sapia era una nobile Senese che viveva in via Montanini, a Siena.
Aveva gli occhi e i capelli castani, una carnagione rosea, un naso a patata, una bocca piccola,di statura non era molto alta ed era snella.
Sapia provava invidia per la felicità degli altri e infatti nella "Divina Commedia" fu messa nel purgatorio, nel girone degli invidiosi, dal poeta Dante Alighieri.
Mentre si svolgeva la battaglia di Colle fra i Senesi e i Fiorentini
Sapia salì su una torre e pregò che i Senesi perdessero, infatti fu così.
Nel purgatorio, Sapia incontrò Dante e gli disse che aveva usato la sua intelligenza nel modo sbagliato. Sapia venne cacciata da Siena ma grazie alle preghiere di un uomo buono riuscì a salvare la sua anima.

La battaglia di Colle

La tradizione narra che i nomi di Guelfi e Ghibellini (in tedesco, Welfen u. Waiblinger) ebbero origine in Germania nella prima metà del XII secolo e sembra che i due nomi furono i gridi di battaglia in uso tra i sostenitori della Casa di Baviera e della Casa dei duchi di Svevia (Hohenstaufen) dopo la morte dell'Imperatore Enrico V (1125), che non lasciò eredi diretti.
Molto probabilmente però l'uso di tali denominazioni in un'accezione più squisitamente politica sorse qualche anno più tardi, quando cioè i due partiti in lotta per la successione al trono, vennero a contrapporsi come rappresentanti di due indirizzi politici antitetici.





I seguaci degli Hohenstaufen sostenevano un indirizzo intransigente nei riguardi di qualsiasi ingerenza politica della Chiesa romana, mentre il primo rappresentante del ramo cadetto dei Welf-Este, Welf IV, duca di Baviera, favoriva un'intesa con i pontefici rivolta ad assicurarsi l'avallo morale della sua politica.

Queste divisioni nel corso degli anni si trasferirono anche in Italia con l'imperatore Federico I, detto il Barbarossa, ed il Papa Clemente IV.
La lotta tra le due fazioni contendenti coinvolse a lungo anche Colle, dove il popolo guelfo sin dal 1267 era riuscito a cacciare i ghibellini, gravitando più verso la guelfa Firenze che non la Siena ghibellina.
Nel 1268 il Connestabile di Francia Giovanni Britaud ed i numerosi fuoriusciti guelfi da Siena avevano fatto di Colle di Val d'Elsa il centro di raccolta delle forze guelfe, grazie alla sua posizione avanzata nel territorio senese, che abilmente sfruttavano per cavalcate e devastazioni improvvise sin sotto le mura della città di Siena.
Da questa situazione il condottiero senese Provenzano Salvani, trionfatore nel 1260 della battaglia di Montaperti contro i fiorentini, decise di tentare un'azione militare per espugnare la città di Colle.


Il 15 giugno 1269, il Consiglio Generale di Firenze, riunitosi d'urgenza alla notizia dell'avvicinarsi delle milizie ghibelline a Colle, fece bandire che i combattenti di tre sestrieri si trovassero "a candela accesa", ossia all'alba, pronti a partire alla volta dell'alleata Colle.
Dal lato guelfo si trovavano schierati 400 cavalieri francesi del Britaud, 200 fiorentini di Neri de' Bardi e circa 200 tra colligiani e senesi fuoriusciti, oltre a qualche centinaio di fanti colligiani, tutti comandati dal Britaud.
Dal lato senese, 1400 cavalieri ed 8.000 fanti al comando di Provenzano Salvani, speravano in una facile vittoria, da ottenersi però prima che i rinforzi fiorentini arrivassero in città.
Lunedì 17 giugno 1269, durante uno spostamento dell'accampamento delle forze senesi dalla Badia di Spugna verso probabilmente Gracciano, le forze guelfe con mossa audace, ma anche avventata data la disparità delle forze in campo, attaccarono l'esercito ghibellino, dietro la bandiera guelfa portata da messer Aldobrandino de' Pazzi "per l'onore di Dio e per la vittoria di Firenze".
Il combattimento fu breve, ma cruento.
In pochi, e fra questi Provenzano Salvani, si opposero con le armi nel fuggi fuggi generale delle forze senesi prese dal panico, che lasciarono sul campo circa mille morti e 1644 feriti.




Tutto l'accampamento senese fu distrutto e le loro insegne e quelle dei tedeschi trascinate per terra, mentre lo stesso Provenzano Salvani fu catturato ed ucciso da un fuoriuscito senese, Regolino Tolomei, e la sua testa, staccata dal busto ed infissa sopra una picca, fu esposta sulle mura di Colle.Finiva così il predominio ghibellino, ottenuto dopo la battaglia di Montaperti, ed iniziava quello definitivo della guelfa Firenze.
 
Dante Alighieri, nel canto XIII del Purgatorio, nel secondo girone dell'invidia, così per bocca di madonna Sapia riassume la battaglia di Colle:
"Eran li cittadin miei presso a Colle in campo giunti co' loro avversari, e io pregava Iddio di quel ch'e' volle.
Rotti fuor quivi e vòlti ne li amari passi di fuga; e veggendo la caccia, letizia presi a tutte altre dispari, ..."