Il Pd del passaparola
MARIO RODRIGUEZ
EUROPA 5 MARZO 2008

In questa campagna elettorale i sostenitori del Partito democratico hanno un vantaggio da non sottovalutare, due motivazioni forti da far valere: il risultato elettorale vero e proprio e la costruzione del partito. Da un lato, la possibilità di raggiungere un risultato che mantenga al centro della politica italiana la necessità di una svolta profonda rappresentata dal nuovo partito e, dall'altro, un risultato che premi la proposta di rilancio della buona politica basata sulla centralità del cittadino elettore, sulla sua sovranità nei processi di legittimazione della leadership e delle scelte importanti. Insomma proprio il Partito democratico in quanto tale e la leadership veltroniana.
Si potrebbe quindi sostenere che insieme al programma o, addirittura, più del programma stesso, quello che conterà nelle prossime settimane sarà far vivere quel partito “nuovo” che il Pd ha promesso di essere.
In campagna elettorale, superata la fase della formazione delle liste, più che una ragionieristica e noiosa elencazioni di cose da fare va “agito” in modo credibile un nuovo modo di stare tra la gente.
Non bisogna preoccuparsi di toccare tutti, non è necessario rincorrere Berlusconi sul terreno della reclame dei 10mila gazebo che voteranno guarda caso proprio quello che lui conosceva già da sempre.
Bisogna avere fiducia nel passaparola nella ricostruzione di legami e di relazioni. Alla presenza finalizzata a presidiare e ad ostentare forza anche nei quartieri degli “altri” è meglio contrapporre la
capacità di trovare credibili ragioni per confronti interpersonali con i “nostri”, quelli che hanno curiosità e desiderio di essere parte. Il programma deve essere credibile, possibilmente inattaccabile, ma
bisogna ricordare che ha un valore simbolico e deve sostenere un processo di identificazione basato soprattutto sulla diffusione di un sentiment positivo, di fiducia, di affidabilità.
Ai media nazionali spetterà il compito della costruzione sociale dei significati che questa campagna assumerà.
E a questo livello potranno agire esclusivamente le persone degli staff centrali.
Ma sul territorio spetta un compito attivo: quello di dare sostanza ai messaggi mediatici trovando qualcosa da fare che sia evidenza della novità che il Pd intende rappresentare. Oltre a quello che i leader nazionali diranno in tv e sarà echeggiato dalla carta stampata, sarà importante quello che le persone si diranno tra loro commentando quei messaggi, riportandoli nel proprio vissuto con linguaggi propri. L' obiettivo principale di una campagna è proprio quello di attivare i convinti a convincere gli incerti.
La campagna elettorale deve quindi essere una grande campagna di definizione e affermazione del ruolo e della funzione del Pd sul territorio. Cominciando dai circoli che devono perdere al più presto
possibile ogni riferimento al passato per diventare luoghi a servizio di processi di socializzazione appropriati alla nuova identità che si desidera affermare.
Fatto il partito si tratta di fare i democratici.
I candidati ai quali Veltroni attribuisce un valore simbolico importante non possono essere come gli indipendenti nelle liste del Pci degli anni '70, gruppo comunque estraneo, al quale un partito organizzato e generoso, concede una possibilità di tribuna. Devono fare qualcosa di più, devono contribuire a costruire la nuova identità di un partito a vocazione maggioritaria che affronta le ingiustizie e i conflitti della nostra società con un approccio democratico liberale e non “di classe”. Che considera il fatto di avere tra le proprie fila operai, imprenditori, militari e, soprattutto, giovani e donne, un tratto di identità e non un espediente tattico.
Per questo è importante che i circoli del Pd si comportino come se avessero i candidati da far votare, proprio con la tenacia di una competizione uninominale. I candidati “simbolo” (ma anche gli altri)
non devono stare fermi un minuto: per 30 giorni devono fare almeno 100 incontri a testa in circoli diventati per l'occasione accoglienti punti di aggregazione degli elettori non solo degli aderenti, infopoint della buona politica. E ci si deve proporre di contattare i quattro milioni di persone che sono state coinvolte in questi anni nelle varie “primarie”.
Il rilancio della politica deve essere credibile, farlo non è certo semplice. Passa non solo dai media ma anche dall'esperienza diretta che attraverso il passaparola diventa un sentire diffuso.